‘Ndrangheta: traffico internazionale cocaina, tre arresti – Chiuso cerchio operazione “Vulcano”, coinvolte cosche Gioia Tauro

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Si è chiuso il cerchio sul processo “Vulcano” nato da un’inchiesta sul traffico internazionale di cocaina gestito dalle famiglie di ‘ndrangheta della piana di Gioia Tauro. I finanzieri del Gico e del Goa di Reggio Calabria hanno arrestato tre persone in esecuzione di altrettante ordinanze emesse dal Tribunale del Riesame su richiesta della Procura di Reggio Calabria.

 

Dopo la sentenza della Cassazione che il 29 aprile ne ha respinto i ricorsi, infatti, sono finiti in carcere Francesco Ferraro, Gregorio Marchese e Luca Martinone. I primi due si sono costituiti alla stazione dei carabinieri e al gruppo della Guardia di finanza di Gioia Tauro, mentre a Martinone l’ordinanza è stata notificata nel carcere di Vibo Valentia dove si trova per altra causa.

L’operazione “Vulcano” si era conclusa nel 2016 con l’emissione di un fermo di indiziato che aveva colpito 12 persone. Nel frattempo i tre imputati sono stati condannati anche in Appello: Ferraro e Marchese perché ritenuti colpevoli, in secondo grado, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti mentre Martinone condannato per porto abusivo di armi e danneggiamento con l’aggravante mafiosa.

L’inchiesta ha fatto luce su un traffico internazionale di cocaina che era destinata alle famiglie di ‘ndrangheta dei Molè, dei Piromalli, degli Alvaro e dei Crea. La droga arrivava anche grazie alla complicità del comandante di una nave porta-container proveniente dal Sudamerica, la MSC Pho Lin. Il capitano, al soldo dei narcotrafficanti, una volta giunto in prossimità delle coste italiane, consentiva il trasbordo della sostanza stupefacente verso piccole imbarcazioni, al fine di eludere i controlli doganali al porto di Gioia Tauro.

Il dominus dell’organizzazione era Michele Zito il cui uomo di fiducia, secondo gli inquirenti, sarebbe stato Gregorio Marchese che aveva il compito di gestire la droga smerciata dal gruppo criminale. Francesco Ferraro, invece, era l’uomo di fiducia di Nino Pesce, classe 1982, e si occupava principalmente della raccolta di denaro per l’acquisto dello stupefacente. Per i PM e per la Corte d’Appello Luca Martinone finalizzato a rafforzare il potere della cosca mafiosa dei Molé sul territorio di Gioia Tauro.

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