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Crotone: Assessore Sorgiovanni , Capo Colonna bene dell’umanità

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Dopo gli eventi alluvionali del 21 e 22 novembre, a seguito di indicazione del Sottosegretario di Stato Anna Laura Orrico, la Direzione Generale per la Sicurezza del Patrimonio Culturale del Mibact, con i tecnici della Protezione Civile, della Regione Calabria e del Comune di Crotone, è intervenuta per monitorare la situazione idrogeologica in cui versa il sito archeologico di Capo Colonna.

 

I successivi tavoli tecnici coordinati dal Sottosegretario, hanno condotto alla decisione di mettere in sicurezza temporanea la parte di parco adiacente al Santuario di Capo Colonna, con lo stanziamento in somma urgenza di 300.000 €, da aggiungere ai 900.00 € già in fase di cantierizzazione.

Anche la Regione Calabria ha integrato gli stanziamenti già previsti di 1.800.000 € per la realizzazione della barriera soffolta, con l’aggiunta di 1.400.000€ per la messa in opera della barriera radente a sostegno della falesia in frana del promontorio; ciò che preoccupa, però, è che tali interventi integrativi seguiranno un iter progettuale ordinario con tempi minimi previsti di circa 500 gg. per la realizzazione, un lasso di tempo che potrebbe essere fatale ed inficiare gli interventi di messa in sicurezza previsti dal Mibact, con effetti nefasti per tutto il sito archeologico.

Capo Colonna è un bene dell’umanità e non può attendere un altro evento alluvionale che generi ulteriori danni al patrimonio archeologico e paesaggistico esistente, per cui, durante l’ultimo tavolo tecnico del 12 febbraio, a cui ha partecipato anche l’assessore regionale all’ambiente De Caprio, abbiamo più volte sollecitato il Dirigente dei LLPP della Regione a rivedere la sua posizione e, compatibilmente con la complessità dell’opera, ad attivare, ai sensi dell’art.163 del Dlgs 50, la somma urgenza quantomeno per i lavori indifferibili a sostegno e completamento della barriera radente prevista dal Mibact.

Non possiamo sostituirci alla Regione per quanto di sua competenza ed attendiamo una risposta incisiva, auspicata dallo stesso Assessore De Caprio.

‘Ndrangheta: sequestrati beni per 1,2 mln a cosca crotonese. Sigilli a fabbricati, società e rapporti bancari e finanziari

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La Guardia di finanza del Comando provinciale di Catanzaro ha sequestrato beni per un milione e 200 mila euro a Giovanni Trapasso e ai figli Leonardo e Tommaso, appartenenti all’omonima cosca di ‘ndrangheta di Cutro. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura del capoluogo, è stato eseguito con il coordinamento del Procuratore Nicola Gratteri, dell’Aggiunto Vincenzo Capomolla e dei sostituti Veronica Calcagno e Chiara Bonfadini.

 

I destinatari del sequestro, padre e figli, già sottoposti alla misura della sorveglianza speciale, erano stati coinvolti nell’operazione di polizia denominata “Borderland”, culminata nel 2016 con l’esecuzione di numerosi arresti che aveva consentito di smantellare la cosca egemone sul territorio al tra le provincia di Catanzaro e Crotone. Le indagini, inoltre, ne avevano dimostrato l’assoluto rilievo e la stretta connessione con i Grande Aracri di Cutro e i Farao-Marincola di Cirò Marina, e i solidi rapporti con le più influenti cosche della regione. Era emersa l’ascesa del clan capeggiato da Giuseppe Tropea e dal defunto zio Francesco Talarico, i quali, dall’iniziale ruolo di subalternità al clan Trapasso, avevano gradualmente conquistato una propria autonomia nel territorio di Cropani Marina, soprattutto con riferimento all’attività usuraia. La cosca Trapasso, attiva anche nelle estorsioni, era perfino giunta all’espropriazione, di fatto, di beni strumentali delle aziende o di beni personali e di famiglia delle vittime. I tre Trapasso erano stati condannati per associazione mafiosa, estorsione, violazione alla legge sulle armi e altro ancora. Le indagini patrimoniali condotte dagli investigatori del Gico hanno consentito di ricostruire i loro patrimoni risultati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. Il sequestro odierno ha riguardato nove fabbricati ubicati a Cutro, una ditta individuale operante nel settore agricolo, quote di capitale relative ad una società a responsabilità limitata con sede a Cropani operante nel settore del commercio di prodotti petroliferi, due autovetture e diversi rapporti bancari e/o finanziari.

SEMINARA. RINVENUTO DAI CARABINIERI UN DEPOSITO CLANDESTINO CON OLTRE 650 MUNIZIONI PER FUCILI E PISTOLE.

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Nei giorni scorsi, a Palmi, i Carabinieri sono stati impegnati in mirati servizi volti al contrasto dell’illecita detenzione di armi,munizioni e droga che, come da consolidata prassi in uso tra la
criminalità operante nel reggino, vengono abitualmente occultatiall’interno di fondi agricoli e abitazioni, per essere poi recuperati al momento del bisogno.

In tale quadro, i militari della Compagnia supportati dallo Squadrone Cacciatori di Calabria, hanno effettuato perquisizioni presso vari terreni ed abitazioni dell’area. In particolare, a Seminara, gli uomini dell’Arma, hanno rinvenuto all’interno di un rudere abbandonato, celato da una catasta di legno, un deposito clandestino ove erano occultate oltre 650 munizioni per fucili e pistole di vario calibro, tutte di provenienza
illecita e, verosimilmente, provento di furti o rapine commessi da soggetti appartenenti alla locale criminalità organizzata. Le munizioni, una volta recuperate dai Carabinieri, sono state sequestrate e custodite in attesa degli ulteriori accertamenti del caso.

Reddito cittadinanza a condannato per mafia,14 denunce. Scoperti da Gdf Crotone “furbetti” parenti esponenti cosche

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Condannati per mafia o parenti di esponenti della ‘ndrangheta del Crotonese percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza. E’ quanto ha scoperto la Guardia di finanza di Crotone che ha denunciato 14 persone per l’avvio delle procedure di recupero delle somme intascate dall’Inps.

Tra le persone individuate dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico finanziaria, c’è un soggetto, condannato in via definitiva nell’ambito delle indagini Kyterion nei confronti della cosca Grande Aracri, e altre risultate in rapporti di parentela con condannati per reati di mafia.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i “furbetti” del reddito di cittadinanza imparentati con condannati per i reati di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti e detenzione di armi a seguito delle operazioni Eracles/Perseus, Filottete, Old Family e Kyterion nei confronti delle cosche di ‘ndrangheta di Crotone, Cutro e Petilia Policastro, hanno percepito complessivamente sussidi per oltre 100 mila euro in assenza dei requisiti di legge.

La normativa, difatti, preclude la possibilità di accedere al citato sussidio pubblico a chi ha riportato una condanna, nell’ultimo decennio, per i reati di associazione di stampo mafioso ovvero per reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso, prevendendo, per gli illegittimi beneficiari del sussidio, l’immediata revoca e la restituzione di quanto indebitamente percepito. La verifica dei requisiti è stata svolta anche attraverso l’interscambio informativo con la sede provinciale dell’Inps di Crotone.

‘Ndrangheta. Colpita ‘cassaforte’ della famiglia Mannolo: sequestrati 360 mila euro

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La Guardia di finanza di Crotone, con il coordinamento della Dda di Catanzaro, ha sequestrato 360 mila euro in contanti a disposizione della famiglia di ‘ndrangheta Mannolo di San Leonardo di Cutro.

L’operazione è stata denominata “Soldi rosso sangue”.

Grazie ai contenuti di alcune intercettazioni e alle dichiarazioni di Dante Mannolo, figlio del boss divenuto collaboratore di giustizia, si è arrivati ad identificare alcuni soggetti e siti dove era presumibile ritenere fossero occultate somme di denaro contante.

Così durante una perquisizione in una villa, è stata trovata la somma posta sotto sequestro.

‘Ndrangheta. Operazione ‘Golgota’ nel crotonese: 36 arresti dei ‘pecorari’

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Una vasta operazione anti‘ndrangheta, denominata ‘Golgota’, condotta dalla Polizia con il coordinamento della Dda di Catanzaro ha portato all’arresto di 36 persone appartenenti alle cosca Arena – Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e della famiglia Mannolo appartenenti al ceppo c.d. dei “pecorari” operanti sul territorio di San Leonardo di Cutro.

Sono accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsioni, porto e detenzione illegale di armi e munizioni e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. L’indagine ha unito le risultanze investigative di due distinti filoni.

La prima è la prosecuzione dell’operazione “Tisifone” del 2018 che ha consentito di fare luce sulle dinamiche criminali operanti sul territorio di Isola di Capo Rizzuto, sulle propaggini della cosca al nord Italia mediante l’infiltrazione in imprese delle quali acquisivano la gestione imponendo la loro protezione e sui rapporti che le famiglie isolitane mantengono con altre famiglie di ‘ndrangheta del crotonese in particolare con i Megna di Papanice e con la famiglia Mannolo di San Leonardo di Cutro.

Proprio con quest’ultimi sono emersi gli intrecci con un’altra indagine svolta dagli investigatori relativa a un fiorente traffico di sostanza stupefacente il cui epicentro era proprio il territorio di San Leonardo che riforniva l’intera provincia, compresa Isola di Capo Rizzuto, di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente.

Le intercettazioni hanno permesso di appurare come la famiglia Mannolo avesse stretti rapporti con soggetti di Crotone e Isolitani nella fornitura di cocaina e marijuana nonché la disponibilità di numerose armi che, nel corso delle indagini, sono state sequestrate nel corso di mirati servizi unitamente alla sostanza stupefacente in occasione dei riscontri effettati a carico degli acquirenti a loro volta spacciatori.

La complessiva attività investigativa permetteva inoltre di accertare l’operatività di diverse associazioni sul territorio crotonese dedite al traffico illecito di sostanze stupefacenti in grado di muovere decine di chili di droga per tutta la penisola nonché avere un vero e proprio spaccato di “storia criminale” della provincia degli ultimi anni corredata da alleanze, rivalità e cambi di strategie.

Inquietante si è rivelata, poi, la capacità degli indagati di acquisire informazioni sulle indagini in corso e le operazioni in procinto di essere compiute come si comprendeva dalla viva voce degli stessi.