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Caporalato e ‘ndrangheta: 9 arresti nella Piana di Gioia Tauro

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Si chiama “Rasoterra” l’operazione condotta dalla Polizia nella Piana di Gioia Tauro con il coordinamento della Procura di Palmi contro il ‘caporalato’ che ha portato all’arresto di 9 persone, 3 in carcere e 6 ai domiciliari. I fermati sono ritenuti responsabili in qualità di datori di lavoro, caporali e faccendieri di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e intestazione fittizia di beni.

L’inchiesta ha fatto piena luce su alcune vicende di grave sfruttamento lavorativo nelle campagne della Piana di numerosi migranti di origini subsahariana alloggiati nella baraccopoli di San Ferdinando, smantellata nel mese di marzo 2019.

Approfittando del loro stato di estremo bisogno economico, gli indagati li destinavano al lavoro nei campi in condizioni di sfruttamento.

Anche sotto la pioggia, la loro paga era di 50 centesimi per ogni cassetta di agrumi raccolta. Perno del sistema di sarebbe l’imprenditore Filippo Raso, ritenuto vicino alle cosche di ‘ndrangheta Piromalli e Molé.

Reggio Calabria. Brogli elettorali: nuovo arresto per Castorina

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Nuovo arresto per il consigliere comunale di Reggio Calabria Antonino Castorina. La Polizia ha eseguito un’ordinanza cautelare a carico di 6 persone nel secondo troncone dell’inchiesta sui brogli elettorali alle elezioni comunali del 20 e 21 settembre 2020 a Reggio.

Il gip Stefania Rachele ha disposto cinque arresti domiciliari e una misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico. Sono accusati di diverse ipotesi di alterazione del voto, falsità ideologica in atto pubblico ed abuso d’ufficio. Si tratta dei soggetti che avrebbero aiutato il consigliere comunale nel reperire le copie delle tessere elettorali che poi sono state utilizzate per far risultare il voto degli anziani che non si sono mai recati al seggio L’indagine è il risultato dei riscontri alle dichiarazioni del presidente di seggio Carmelo Giustra, arrestato a dicembre assieme a Castorina. Nell’inchiesta è indagato in stato di libertà anche Demetrio Delfino, assessore dell’attuale Giunta comunale.

“Questo è un secondo passaggio che nasce dallo sviluppo investigativo dalle dichiarazioni di Giustra Carmelo che ci ha consentito di ricostruire quello che è avvenuto all’interno dell’entourage di Castorina. La Digos ha verificato documentalmente quello che è avvenuto nella fase precedente”.

Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa.

“Vediamo il coinvolgimento non solo di Castorina ma anche di una serie di soggetti a lui vicini”. Il riferimento è allo zio dell’esponente politico, Giuseppe Saraceno, e ai componenti della sua segreteria: Simone D’Ascola, Francesco Laganò e Antonio Fortunato Morelli. “C’è un quadro delittuoso ben più ampio e l’indagine non si è conclusa” ha detto ancora Bombardieri parlando di quella che definisce “la macchina organizzativa dell’indagato Castorina” e di “arroganza delle condotte”. Per il procuratore si è trattato di “un articolato sistema. Castorina ben prima si era illegittimamente proposto ed era stato ammesso come componente della commissione elettorale comunale, cioè quella che procede alla nomina degli scrutatori. Nomina che avveniva secondo i suoi desiderata. Vi è una macchina che ha creato le condizioni per cui Castorina ha potuto porre in essere le sue azioni delittuose“.

Il Procuratore ha poi parlato anche dell’iscrizione nel registro degli indagati di Demetrio Delfino, precisando che quella dell’assessore comunale, all’epoca presidente del Consiglio, è stata “una condotta attiva di ratifica dell’auto-nomina di Castorina come componente della commissione elettorale. Nessuno in commissione ha mai rilevato che la presenza di Castorina non fosse legittimata dall’elezione del Consiglio comunale. Questo perché non erano a conoscenza, per sciatteria, perché connivenza o perché dolosamente partecipavano a questo tipo di organizzazione. Questo lo stiamo accertando. Le condotte che noi abbiamo accertato nel dicembre 2020 non sarebbero state possibili se non inserite in un disegno più articolato”.

“Siamo di fronte a un sistema – ha sottolineato il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni che, con i pm Paolo Petrolo e Nunzio De Salvo ha coordinato le indagini della Digos – che nasce non nell’immediatezza delle elezioni ma nasce prima, nel 2018. Un sistema che non è stato contrastato da chi poteva farlo. Abbiamo anche notato che, mentre fino a un determinato momento, la commissione indica il sorteggio per la nomina degli scrutatori, quando interviene Castorina scompare la parola ‘sorteggio’ e gli scrutatori vengono nominati su indicazioni del consigliere comunale. Il secondo sistema è quella della nomina dei presidenti supplenti attraverso una delega illegittima da parte del sindaco che noi non troviamo agli atti ma solo in un telefono”.

“Spero che quest’attività che in qualche modo lascia disorientato il corpo elettorale – ha detto il Questore Bruno Megale – possa restituire dignità alla città stessa. Queste cose minano la fiducia che i cittadini hanno verso le istituzioni democratiche“.

Gioia Tauro: controlli anti-caporalato dei Carabinieri, denunce e maxi sanzioni

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Continuano i controlli dei Carabinieri, volti al contrasto del fenomeno del caporalato particolarmente diffusa nel territorio della piana di Gioia Tauro, quale forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera nel lavoro dipendente senza alcuna garanzia sanitaria o legale.

In tale quadro, nei giorni scorsi, a San Ferdinando e Laureana di Borrello, i militari delle locali Stazioni con il supporto dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, hanno denunciato per omessa sorveglianza sanitaria, il titolare di un’impresa agricola sita a Rizziconi, precisamente in Contrada Alimastro, 45enne del posto, per aver riscontrato all’atto del controllo, la presenza di un lavoratore privo della regolare documentazione sanitaria poiché non sottoposto alla prevista visita medica.
A Rosarno, invece, gli uomini dell’Arma, nel corso di un’ispezione ad altra azienda locale, presso Contrada Sorrenti, hanno identificato quattro lavoratori dipendenti extracomunitari, con contratto irregolare. Contestata, in questo caso, al proprietario, 50enne del posto, una “maxi sanzione” per violazioni alla normativa contro il lavoro sommerso, per un importo complessivo di circa 15.000 euro.

Locri. Controlli straordinari del territorio: violazione al codice della strada e denunce per detenzione di sostanze stupefacenti.

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A Locri, nei giorni scorsi, i Carabinieri sono stati impegnati in diversi servizi predisposti a largo raggio finalizzati alla prevenzione e contrasto del consumo di sostanze stupefacenti ed alcoliche, oltre che ad attività di controllo alla circolazione stradale. In tale quadro, diverse sono state le pattuglie su strada, 4 le persone denunciate alla Procura della Repubblica di Locri.

 

Più di 50 i mezzi controllati e 76 nel complesso le persone identificate anche nel corso di perquisizione personali e veicolari, diverse le sanzioni per violazioni delle norme sulla circolazione stradale.  Nello specifico, i militari dell’Arma, hanno denunciato un 54enne e un 34 enne di Locri, rispettivamente per guida sotto l’influenza dell’alcool, per tasso alcolemico riscontrato pari a 2,94 g/l e per guida senza patente poiché mai conseguita, con l’aggravante della recidiva nel biennio. Deferiti, inoltre, una 19enne di Bovalino e un 18enne di Siderno, per produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, poiché trovati entrambi in possesso di 15 grammi di “Marijuna”.

Segnalati, invece, all’Ufficio territoriale del Governo di Reggio Calabria per condotte integranti illeciti amministrativi, quattro giovani locresi, poiché trovati in possesso di alcuni grammi di sostanza stupefacente del tipo “Marijuana” e un 39enne sempre di Locri, poiché in possesso di 3 grammi di sostanza stupefacente del tipo “Hashih”.

Come sempre puntuale la risposta dell’Arma dei Carabinieri, quotidianamente impegnata nella prevenzione e nel contrasto dell’illegalità nel territorio della Locride.

(fonte: nota stampa del comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria)

Droga: Operazione dei carabinieri nella piana di Gioia Tauro. Spaccio tra Calabria e Messina, 7 arresti

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Nelle prime ore di oggi, nelle province di Reggio Calabria e Messina, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria e dei Comandi Arma competenti per territorio, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal Tribunale di Palmi su richiesta del procuratore ff Giorgio Panucci della locale Procura della Repubblica nei confronti di 7 persone (di cui 4 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di detenzione, vendita, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti, del tipo marijuana, hashish e cocaina. I destinatari della misura cautelare, quasi tutti già gravati da precedenti di polizia.

 

Le persone interessate dall’applicazione di misura cautelare sono: GERACE Pietro, 39enne di Varapodio; RANIERI Giuseppe, 59enne di Varapodio; RANIERI Rosaria, 22enne di Varapodio, sottoposta agli arresti domiciliari; MANGANO Francesco, 31enne di Oppido Mamertina; MAIORANA Giovanni, 48enne di Messina; MAZZA Pietro, 26enne di Messina, sottoposto agli arresti domiciliari; SPIZZICA Antonio, 43enne di Gioia Tauro, sottoposto agli arresti domiciliari.
Tutti, per gli inquirenti, facevano parte di un gruppo dedito alla compravendita di hashish, marijuana e cocaina. L’inchiesta si è sviluppata tra gennaio e luglio 2019 e, grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, è riuscita a dimostrare l’esistenza di un sodalizio che si occupava della gestione dello spaccio nella “piazza” di Varapodio. Lì il principale indagato, Giuseppe Ranieri, si avvaleva della collaborazione di Pietro Gerace mentre, per i traffici verso il messinese, i carabinieri hanno scoperto l’intermediazione della figlia di Ranieri, Rosaria, del genero Francesco Mangano e di Antonio Spizzica. Messina era infatti un’altra importante “piazza” di spaccio per il gruppo. Nella città siciliana, infatti, secondo l’accusa, Giovanni Mariorana e suo genero Pietro Mazza avrebbero acquistato da Ranieri diversi chili di marijuana e hashish che poi venivano venduti nella provincia siciliana.
La droga veniva nascosta nelle intercapedini della carrozzeria o nelle plastiche di allestimento interno delle vetture usate per attraversare lo Stretto. Al fine di eludere eventuali controlli, gli indagati hanno adoperato particolari modalità organizzative per la vendita e il trasporto. In particolare utilizzavano un linguaggio criptico e, nel corso delle conversazioni intercettate, per fare riferimento alle quantità e ai prezzi usavano parole come “i minuti” o “animali”. Massiccio, infine, è stato l’uso di servizi di messaggistica on-line per evitare chiamate tradizionali. Alcuni indagati sono legati tra di loro da legami di parentela a conferma dell’esistenza di una struttura fondata su forti ed impermeabili vincoli di sangue e di una gestione delle singole attività illecite a vocazione principalmente familiare.
L’indagine ha quindi colpito in particolare il fenomeno dello spaccio al dettaglio che interessa anche il territorio della Piana di Gioia Tauro, parallelamente alla grande produzione e distribuzione di sostanza stupefacente, altrettanto duramente colpita con importanti operazioni che frequentemente consentono la distruzione di grandi piantagioni e l’arresto di numerose persone.

Contraffazione: negozio del falso in centro a Reggio. Sequestrati 800 articoli taroccati delle principali griffe

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Un “negozio del falso” in pieno centro cittadino a Reggio, in un appartamento in via Tenente Panella, tra le vie più importanti dello shopping. Lo hanno scoperto i finanzieri del Comando provinciale dopo avere notato un anomalo viavai di persone. Il gestore è stato denunciato in stato di libertà.

 

A seguito di un’irruzione nell’immobile, i militari hanno trovato centinaia di articoli contraffatti, esposti su scaffalature e banconi, come in un normale negozio: scarpe, giubbini, felpe, pantaloni, cappellini, borse, occhiali da sole, cinture, portafogli ed orologi. Tutti rigorosamente di marca. Tutta la merce, circa 800 articoli contraffatti, è stata sequestrata assieme a 400 euro in contanti. All’interno del “negozio del falso”, i carabinieri hanno trovato anche cosmetici, creme per il viso, profumi ed alcune bottiglie di champagne.

In corso le indagini per ricostruire l’intera filiera del falso e per individuare i centri di produzione e di distribuzione delle merci contraffatte che poi venivano esposte all’interno del “negozio”.