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LECCE. TENTATO OMICIDIO IN CARCERE: CHIUSE INDAGINI PER IL VIBONESE OLIVIERI

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Francesco Giuseppe Olivieri, detto "Cico", già condannato all'ergastolo per il duplice omicidio in Calabria di Giuseppina Mollese e Michele Valarioti, avvenuto l'11 maggio del 2018 a Nicotera e per il tentato omicidio di altre tre persone a Limbadi, rischia adesso una nuova incriminazione per tentato omicidio. Al 33enne, e ad altre 4 persone, è stato notificato l'avviso di conclusione indagini per un'aggressione ai danni di un altro detenuto avvenuta nel carcere di Lecce il 24 giugno scorso. I fatti si sono svolti nel cortile del penitenziario dove Olivieri e gli altri 4 detenuti avrebbero spinto il compagno di cella a terra facendogli battere violentemente la testa sul pavimento al punto da tramortirlo, per poi colpirlo con pugni e calci, sempre alla testa. La vittima è stata ricoverata in stato di coma.

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ACQUARO. PERDE EQUILIBRIO E CADE DA UN ALBERO: 58ENNE TRASPORTATO IN ELISOCCORSO A CATANZARO

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Ad Acquaro (VV), un uomo di 58 anni è rimasto gravemente ferito in seguito ad una caduta da un albero di ulivo. Il fatto è avvenuto questa mattina intorno alle 10.30. Stava raccogliendo le olive in un terreno in località “Melidorio” quando avrebbe perso l’equilibrio mentre si stava arrampicando su un albero finendo rovinosamente per terra. Ad accorgersi dell’incidente il proprietario del fondo agricolo che si era allontanato qualche minuto. Sul posto è intervenuto l’elisoccorso che ha portato il ferito all’ospedale di Catanzaro. I carabinieri hanno avviato le indagini. 

NARDODIPACE: REALIZZANO CASA SENZA AUTORIZZAZIONI: DUE DENUNCE

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Hanno realizzato una casa abusivamente, poiché totalmente difforme dalla progettazione depositata presso l’ufficio tecnico comunale e, pertanto, sprovvista del permesso di costruire. A Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia, i Carabinieri Forestale hanno denunciato due persone, rispettivamente committente e progettista/direttore dei lavori. Dalle verifiche effettuate è emerso che l’immobile già completato, del valore di mercato di circa 45.000 euro, è stato realizzato invadendo un terreno di proprietà demaniale e senza alcun titolo autorizzativo.

VIBO VALENTIA: OPERAZIONE "RIMPIAZZO", ARRESTATO GIUSEPPE BROGNA

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Personale delle Squadre mobili di Vibo Valentia, Catanzaro e del Servizio centrale operativo, nell'ambito dell'operazione denominata "Rimpiazzo", ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Brogna, indagato per associazione mafiosa in quanto avrebbe partecipato attivamente, secondo l’accusa, al locale di 'ndrangheta dei Piscopisani, protagonista di numerose attività delittuose realizzate tra il 2010 e il 2012, nel tentativo di contrastare il predominio criminale che la cosca Mancuso aveva sull'intera provincia vibonese. Per gli investigatori, Brogna avrebbe assicurato la propria partecipazione alle riunioni durante le quali venivano definite le strategie delittuose del gruppo, contribuendo anche all'esecuzione delle direttive dei vertici dell'associazione.

SAN GREGORIO D'IPPONA: UCCISO IN PRESENZA DEL FIGLIO DI 6 ANNI, ASSASSINO INCASTRATO DOPO 8 ANNI

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Carabinieri, Procura di Vibo Valentia e Dda hanno risolto il giallo dell’omicidio di Carmelo Polito, l’uomo ucciso a marzo del 2011 a San Gregorio d’Ippona con cinque colpi di pistola davanti agli occhi del figlio di 6 anni, miracolosamente scampato all’agguato. Il delitto venne immortalato dalle telecamere di videosorveglianza installate in una vicina officina meccanica e da lì i militari sono partiti per ricostruire l’agguato. Secondo l’accusa a sparare è stato Francesco Pannace, 32 anni di San Gregorio d’Ippona, già detenuto perché coinvolto in un altro efferato omicidio. Ad incastrarlo è stata un’intercettazione ambientale captata nell’auto intestata a Rosario Fiarè, esponente di spicco dell’articolazione di ‘ndrangheta di San Gregorio di cui Pannace era l’autista.
Qualche mese dopo l’omicidio di Polito, conversando in auto con un giovane del posto si faceva sfuggire una frase emblematica per le indagini: “Ma hai saputo che mi hanno inculato no?... perché ho ammazzato questo figlio di puttana”. All’affermazione di Pannace, il suo interlocutore chiedeva: “Chi Polito ?” e lui rispondeva: “Era pazzo! E così via… per te, per me e per gli altri”. Un’altra conversazione ritenuta fondamentale dagli inquirenti per la ricostruzione del caso è avvenuta in carcere a Vibo dove Francesco Pannace si trovava ristretto in seguito all’arresto in flagranza dell’omicidio di Giuseppe Prostamo per il quale è stato condannato in via definitiva. In quell’occasione indicava al cugino il luogo in cui aveva nascosto il passamontagna “vedi sotto quell’eternit appena scendi? Là sotto c’è un passamontagna”. L’attività di riscontro dei Carabinieri ha permesso di recuperarlo proprio nel luogo indicato dallo stesso Pannace. Era nascosto all’ingresso della stradina d’accesso della proprietà del nonno. Allo stesso tempo Pannace chiedeva al cugino se anche l’arma era ancora nascosta invitandolo a non rimuoverla dal posto designato e di prestare attenzione: “Stai attento se arrestano te cosa faccio qua dentro…”. Ma perché Polito è stato ucciso. La vittima era considerata persona aggressiva e prepotente “solita ad andare in giro a chiedere soldi o a prendersi le cose senza pagare il prezzo”. Annoverava diversi precedenti penali per furto, rapina, omicidio e tentato omicidio. Un atteggiamento che avrebbe creato malcontento tra gli abitanti del paese che vivevano con il terrore. Tra l’altro Polito era appena uscito dal carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto dove era stato detenuto.
Polito sarebbe stato “giustiziato” in pieno giorno per uno schiaffo inflitto due anni prima allo zio del presunto killer. Il Giudice ha disposto per il 32enne la misura della custodia cautelare in carcere.

Vibo Valentia: detenuto trovato con droga in carcere

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Un quantitativo di droga è stato trovato nel carcere di Vibo Valentia, in possesso di un detenuto proveniente da un'altra struttura di pena. A trovare la sostanza stupefacente sono stati gli agenti di polizia penitenziaria del carcere. Grazie al loro intervento si è impedito che la droga fosse introdotta all'interno del penitenziario per essere utilizzata dallo stesso detenuto o ceduta ad altri. Nonostante siano molto frequenti i casi di introduzione e rinvenimento di sostanze stupefacenti in carcere, sostengono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale della stessa sigla sindacale, l'amministrazione penitenziaria non si è ancora dotata delle unità cinofile in tutte le regioni, eppure la legge le prevede dal 1995.