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Non ci si può dividere sulle tragedie del 900, Le riflessioni del dirigente scolastico Alberto Capria

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Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento italiano nel 2004 -  Legge 92 del 30 marzo - per non dimenticare il dramma delle foibe e dell’esodo giuliano/dalmata. Fu una tragedia che si consumò prevalentemente alla fine della Seconda guerra mondiale soprattutto nel  “triestino”,  mentre nel resto dell’Italia si festeggiava la fine della guerra. E’ bene chiarire da subito che non erano tutti fascisti coloro che finirono nelle foibe carsiche; tra di loro c’erano anche antifascisti del CLN che avevano combattuto fino a pochi giorni prima contro fascisti e nazisti e comunisti italiani contrari alle mire imperialiste jugoslave. In alcune realtà, come Pola, la reazione jugoslava si abbatté anche sulla classe operaia italiana dei cantieri navali. L’obiettivo del maresciallo Tito, infatti, era non tanto o non solo colpire il fascismo morente, quanto abbattere l’italianità di Trieste e della Venezia Giulia per slavizzare il territorio con più facilità. I cinque anni che vanno dal 1943 e il 1947, hanno visto rastrellamenti, fucilazioni, infoibamenti; e poi l’esodo delle popolazioni istriano-fiumano-dalmate dopo che le “loro” terre divennero definitivamente parte dello stato jugoslavo comunista. Furono 300.000 circa i profughi giuliani che in Italia furono accolti con diffidenza e pregiudizio: qualcuno addirittura si interrogò se considerarli italiani; in realtà si trattava di una comunità che pagava sulla propria pelle una guerra insensata, come tutte le guerre. La caduta del muro di Berlino e la fine della c.d. 1^ repubblica, ha indubbiamente facilitato il dialogo e la ricerca storica, facendo uscire dal “cono d’ombra” in cui sembravano relegati per sempre, i temi legati alle foibe e all’esodo. Ma il quadro degli avvenimenti storici è reso ancora torbido da insensate contrapposizioni ideologiche che annebbia il passato. Il giorno del ricordo dovrebbe essere un appuntamento nel segno del dialogo e della riflessione sulle tragedie passate, necessaria per capire le storture del 900. Le polemiche annualmente presenti, servono a riproporre antiche e nuove divisioni politiche, a servirsi strumentalmente del passato: la sinistra dei lager, la destra delle foibe, senza riflessione, studio, approfondimento. Nella migliore delle ipotesi la negazione o la minimizzazione vengono sostituite dalla comparazione, il che è peggio: certo Auschwitz, ma le foibe? Ha fatto peggio Stalin o Hitler? Lager e foibe sono la stessa cosa. La verità è che la disumanità nata da un perverso disegno politico è aberrante, al di là di appartenenze politiche; e le ignominie imputabili a ideologie contrapposte devono solo portarci alla loro comune condanna. Adeguare la politica alle lezioni della storia - magistra vitae - e non la storia agli intessi della politica, dovrebbe essere la grammatica essenziale di una seria classe dirigente. Riflettere sul passato, datato o recente fuori dalle ricorrenze ufficiali, potrebbe essere uno dei compiti della scuola, smontando stantii programmi ministeriali di Storia, anacronistiche riproposizioni di prassi didattiche obsolete e divieti vari. Soprattutto nei tempi che ci è dato vivere, caratterizzati dalle trasformazioni esistenziali prodotte dalle nuove tecnologie che ci impongono un hic et nunc disastroso. “Sono maturi i tempi per tentare di ricostruire una panoramica complessiva delle logiche della violenza che hanno avvelenato l'intero Novecento” scrive Raoul Pupo nel suo “Il lungo esodo”.  Ai politici l’obbligo di non intorbidare le acque con stucchevoli, pretestuose polemiche; agli storici che amano la Storia non inquinata dalle ideologie il compito di studiare e capire, alla scuola il compito prioritario di far riflettere le nuove generazioni per avviare percorsi condivisi di integrazione culturale e relazionale, in una prospettiva di autentica e fattiva cittadinanza europea!



Aeroporto di Lamezia. Intercettato denaro per di 2,9 milioni di euro, sanzionati 68 soggetti

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Nel corso del 2024, un flusso di denaro di 2,9 milioni di euro in contanti è stato intercettato all’aeroporto di Lamezia Terme dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro nell’ambito dell’attività di monitoraggio e vigilanza sulla circolazione transfrontaliera di valuta. 68 i soggetti  sanzionati, per aver tentato di introdurre valuta omettendone la dichiarazione per un importo complessivo pari a circa 900.000 euro. Traffici che non si sono arrestati neppure nell’anno appena iniziato. A gennaio, infatti, è stato sottoposto a controllo un passeggero proveniente dal Canada con circa 17.000 euro al seguito, al quale, a causa del recente inasprimento delle sanzioni, è stata irrogata una sanzione di oltre 1000 euro. Le analisi di rischio effettuate congiuntamente dalle Fiamme gialle lametine e dai funzionari Adm, anche grazie al protocollo d’intesa relativo al rafforzamento dei rapporti di collaborazione, siglato nell’aprile 2023 tra la Guardia di finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, hanno fatto concentrare l’attività di controllo prevalentemente sui passeggeri provenienti o destinati verso l’Albania, il Belgio, il Canada, Malta, il Regno Unito, la Svizzera e soprattutto la Germania. Le modalità di occultamento del denaro più comuni sono risultate essere quelle tra gli indumenti e nei bagagli al seguito.

Frode fiscale per 100 milioni di euro: indagate 179 persone e coinvolte 400 aziende

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La Guardia di Finanza di Reggio Emilia ha scoperto una associazione a delinquere finalizzata a una frode fiscale per oltre 100 milioni di euro. L’operazione, ribattezzata “Ombromanto” è scattata questa mattina e vede coinvolte 400 aziende, tra reali e fittizie, indagate 179 persone e 91 perquisizioni in atto in tutta Italia, da Torino a Crotone. Sono in corso perquisizioni e sequestri, delegati dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, nei confronti di 87 persone fisiche e 4 società, domiciliate in varie province italiane, di cui 23 in provincia di Reggio Emilia. Gli indagati sono indiziati di aver preso parte a una organizzazione criminale radicata a Reggio Emilia, dedita alla perpetrazione di reati tributari, tra cui frodi fiscali e indebita compensazione di crediti d’imposta per quasi 104 milioni. Le attività interessano le province di Reggio Emilia, Bologna, Piacenza, Parma, Modena, Rimini, Bolzano, Torino, Asti, Milano, Pavia, Monza, Verona, Perugia, Terni, Firenze, Pisa, Pesaro, Roma, Rieti, Frosinone, Pescara, Napoli, Caserta, Benevento, Taranto, Crotone, Trapani.

 

Le consulte studentesche della Calabria partecipano al primo summit nazionale per la scuola italiana

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E’ stata veramente una grande opportunità quella offerta alle Consulte studentesche della Calabria dal MIM e, nello specifico dall’unita del PNRR e dalla DG Studente. Al grande evento dedicato alla scuola italiana hanno partecipato Franca Falduto in qualità di Coordinatrice regionale delle CCPPS per l’USR e Daniele Trimboli, Presidente della CPS di Reggio Calabria prendendo parte attiva a tutte le numerose ed altamente qualificate attività che costituiranno la base di partenza delle iniziative di diffusione capillare di quanto sperimentato attraverso le assemblee plenarie provinciali. La location, anch’essa molto affascinante e adeguatamente allestita,  è stata il MiCo Convention Centre perfetto per ospitare il “Primo Summit Nazionale Next Generation AI” che ha riunito a Milano 1.500 studenti provenienti da tutta Italia per discutere del ruolo dell’intelligenza artificiale nella scuola e nel mondo del lavoro. L’evento ha visto la partecipazione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che, dichiara Franca Falduto, ha sottolineato l’importanza dell’innovazione tecnologica per il futuro delle nuove generazioni oltretutto elogiando, orgogliosamente per noi presenti, il lavoro della Scuola calabrese in questo settore. Il Ministro, ma anche altre Autorità presenti hanno rimarcato più volte il ruolo strategico delle Consulte Studentesche, figure chiave nel dialogo tra istituzioni e giovani, evidenziando il loro pensiero  illuminante su questa rivoluzione tecnologica. Dopo un primo approccio inquietante, soprattutto per i Docenti, rispetto ai passi da gigante fatti dall’AI,  da tutti i laboratori e’ emerso, infine, che l’AI dobbiamo governarla limitando i rischi dell’uso improprio per gli studenti in ambito scolastico anche attraverso un’adeguata formazione dei docenti. Il proficuo confronto della quattro giorni di lavori ha sottolineato il valore del confronto tra una serie di buone pratiche anche per affrontare l’altro grosso tema che è quello del cyberbullismo valorizzando le sperimentazioni sulle politiche di contrasto allo stesso affinché possano moltiplicarsi a livello nazionale. Ne è uscito vincente l’Uomo, ovviamente, con tutti i suoi limiti si, ma certamente in grado di garantire uno sviluppo corretto dell’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità proiettata nel futuro all’insegna del progresso tecnologico.
 

Record di passeggeri per gli aeroporti calabresi, Comito (FI): “Risultati straordinari frutto della lungimiranza dell’amministrazione regionale”

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“Oltre tre milioni e mezzo di passeggeri: un record storico, il dato più alto mai registrato negli aeroporti calabresi. Sono questi numeri la migliore conferma della strategia vincente che la Regione, con in testa il presidente Roberto Occhiuto, ha attuato per rivoluzionare completamente un settore strategico per la nostra Calabria”. Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Michele Comito, sottolinea gli eccezionali risultati dei tre scali calabresi, certificati dai dati divulgati da Assaeroporti e comunicati da Sacal. “Il presidente Occhiuto ha compreso da subito, e prima di altri, quanto sia nevralgico lo sviluppo del traffico aeroportuale nel complessivo sviluppo turistico e occupazionale della regione. Ed a guadagnarne non è soltanto l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme, ma anche gli scali di Reggio e Crotone, che hanno fatto segnare numeri mai visti prima. Merito di strategie ed accordi determinanti - conclude Comito - siglati dalle compagnie con il supporto fondamentale dell’amministrazione regionale, e questo dato non può che essere doverosamente rimarcato”.

Maltempo in Calabria, Iovine (ordine dei geologi): "Non sottovalutiamo il ruolo delle attività umane nell'amplificare alcuni processi naturali"

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Il maltempo dei giorni scorsi, ha di nuovo messo in evidenza le difficoltà del territorio calabrese ancora una volta, sott’acqua con fiumi di fango e detriti. Il presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria Giulio Iovine spiega le cause perché basta una forte pioggia per mettere in ginocchio intere aree di un territorio abbastanza fragile.

Basta un temporale e la Calabria va in tilt. Che sta succedendo?

“Un evento temporalesco di tipo autorigenerante ha interessato la Calabria ionica nel fine settimana, colpendo in particolare le province di Catanzaro e Crotone con piogge abbondanti, forti raffiche di vento e fulminazioni. Le precipitazioni hanno causato processi erosivi e frane sui versanti, con trasporto di detriti verso valle e piene torrentizie. Negli ultimi tempi, questo tipo di fenomeni sembra manifestarsi con maggiore frequenza nelle nostre zone, probabilmente a causa del cambiamento climatico in atto e produce effetti devastanti sul territorio. In presenza di zone edificate o infrastrutture, si finisce per contare i danni, quando va male, anche le vittime”.

A fronte di queste situazioni quali sono le cause e i rimedi per prevenire i danni?

“Il territorio evolve continuamente e si modella, attraverso dinamiche del tutto naturali. In tal senso, vanno interpretati i processi di modellamento dei versanti che erodono il materiale e lo trasportano verso valle, attraverso fenomeni di dilavamento o di frana. Analogamente, le acque incanalate trasportano i detriti verso il mare, contribuendo all’equilibrio dinamico delle spiagge lungo le fasce costiere. La presenza degli umani incide su questi processi, condizionandoli in vario modo. Per esempio, l’uso del suolo può favorire il ruscellamento (a discapito dell’infiltrazione) e quindi amplificare il deflusso, con tutte le conseguenze di una maggiore disponibilità di acqua che scorre in superficie. In altri casi, l’edificazione può esporre gli edifici (e la popolazione) a situazioni di pericolo eccessive, con conseguenti danni potenziali anche severi. Ancora, gli stessi edifici possono non essere realizzati in maniera adeguata e quindi, non essere capaci di resistere all’impatto dei fenomeni naturali. Ciò vale in generale, per le alluvioni come per le frane, i terremoti. In una fase di cambiamento climatico, i suddetti equilibri (precari) tendono a modificarsi, e possono esserci conseguenze disastrose per le aree urbanizzate e per le infrastrutture”.

A livello geologico come si spiega tutto ciò?

“Il territorio, anche in Calabria, è in continuo modellamento. Non è mai uguale a sé stesso, perché tende a raggiungere condizioni di equilibrio in un contesto ambientale mutevole. Per esempio, la tettonica determina un sollevamento differenziato e, grazie al clima, favorisce l’approfondimento delle incisioni torrentizie, con generazione di energia di rilievo, processi erosivi e frane. Tutto ciò, alimenta il trasporto di detriti verso la costa, dove il mare agisce per redistribuirli. Alcuni aspetti del clima sono condizionati da eventi astronomici ciclici, di lungo periodo. Nel complesso, tali processi si sviluppano quindi in tempi molto lunghi, ben oltre l’orizzonte di interesse che normalmente consideriamo. Non dobbiamo, però, sottovalutare il ruolo delle attività umane nell’amplificare alcuni processi naturali, come i cambiamenti climatici. La stragrande maggioranza degli esperti ritiene che la tendenza in atto sia sensibilmente influenzata dalle emissioni antropiche di gas serra. Secondo un principio di precauzione e quindi, anche in assenza di certezze assolute, sarebbe saggio assumere provvedimenti per la riduzione degli impatti anche per senso di responsabilità verso le nuove generazioni. Carl Sagan ci ricordava che, durante la Guerra Fredda, furono infatti investiti triliardi di dollari nella corsa agli armamenti nucleari, soltanto perché si temeva (ma non si era affatto certi) che il nemico volesse attaccare. Strano che, negli stessi “ambienti culturali”, ci si ostini a rifiutare l’approccio di precauzione e si tenda a minimizzare il ruolo delle attività umane nel condizionare il clima. Eppure, gli effetti in termini di inquinamento (e malattie correlate) e di modificazioni climatiche (e relativi effetti al suolo) sono piuttosto evidenti. Qual è il motivo di tale atteggiamento?”.

Quali sono gli strumenti di pianificazione che devono mettere in campo le Istituzioni locali e regionali?

"Innanzitutto, è importante sottolineare che il territorio deve essere utilizzato secondo principi di precauzione, in modo da tutelare sia l’incolumità della popolazione sia i beni (zone urbanizzate, infrastrutture, aree produttive e industriali, ecc.), permettendo al contempo un sano sviluppo economico. L’approccio semplicistico del divieto assoluto, ampiamente adottato nel secolo scorso, è ormai superato da quello legato al concetto di rischio accettabile. In altre parole, non si può pretendere di garantire condizioni di rischio nulle. Ovunque, c’è sempre un livello di rischio cui resteremo esposti, perché il territorio è soggetto a una serie di processi che si sviluppano nel tempo e possono causare danni o distruzione. Ecco perché è meglio non utilizzare alcuni termini fuorvianti, come la famosa “messa in sicurezza”, che rischiano di infondere convinzioni errate nella popolazione: come sappiamo, nulla è sicuro. Occorre, viceversa, analizzare più in generale il territorio in termini di multirischio, ovvero di condizioni potenzialmente dannose imputabili a una serie di fenomeni (naturali o artificiali), anche indipendenti tra loro. Se, per esempio, mi allontano da un torrente, posso magari riuscire a evitare una piena, ma posso essere colpito dai massi che precipitano dalle pareti rocciose più a monte. Quindi, mentre diminuisco il rischio legato alle alluvioni, aumento quello legato alle frane. Esistono diversi strumenti di pianificazione, a varia scala, che permettono di utilizzare il territorio consentendone uno sviluppo armonico, mitigando i rischi. A livello comunale, i Piani di Protezione Civile sono uno strumento fondamentale, e dovrebbero essere conosciuti e praticati sia dagli amministratori sia dalla popolazione. Di recente, la Protezione Civile regionale ha stanziato dei fondi per la digitalizzazione. Bisognerebbe approfittarne per modernizzare il sistema e fare divulgazione. A scala regionale, i vari “piani stralcio” previsti nell’ambito della pianificazione di bacino (ex L.183/1989) sono uno strumento prezioso e imprescindibile. Attraverso la redazione di tali piani, le zone del territorio maggiormente esposte a problematiche di franosità, alluvione ed erosione costiera possono essere riconosciute e così, in esse, è possibile adottare criteri di utilizzo del territorio compatibili con le condizioni di rischio. Purtroppo, in Calabria questi piani sono rimasti fermi per un quarto di secolo. Gli Ordini professionali dell’area tecnica hanno ripetutamente sollecitato l’Autorità di Distretto dell’Appennino Meridionale a provvedere, con urgenza, all’aggiornamento di tali strumenti di pianificazione, consapevoli della loro fondamentale importanza per la salvaguardia di beni e persone. In alcuni documenti, trasmessi formalmente all’Autorità, ne sono state evidenziate le principali criticità, fornendo suggerimenti per la risoluzione degli annosi problemi evidenziati dai professionisti. A novembre scorso, c’è stato un colpo di scena. Abbiamo, infatti, appreso (casualmente) che era stato approvato il Progetto di Piano per il Rischio Alluvioni (inutile sottolineare che nessuno dei Presidenti dei 22 Ordini calabresi dell’area tecnica fosse stato avvisato). L’Autorità ha, però, concesso un periodo alquanto ridotto per formulare osservazioni: entro metà gennaio bisognava completare il tutto. Festività comprese. L’analisi di un lavoro così articolato e specialistico necessita, evidentemente, di elevate competenze e di tempo. Ciò malgrado, già a un primo esame, sono sorte varie perplessità di carattere procedurale e metodologico, nonché inerenti alle Norme di Attuazione (ovvero ai vincoli che si intendono imporre nelle zone che risultano esposte a tale problematica).  In collaborazione con gli altri Ordini della Rete delle Professioni Tecniche calabrese, sono state quindi formulate tutta una serie di richieste di dati e informazioni, per mettere tutti in condizione di comprendere a fondo e replicare lo studio effettuato dall’Autorità, e proporre eventuali modifiche. Sono state anche formulate puntuali proposte di modifica alle Norme, per non bloccare i procedimenti in atto e per gestire le situazioni di rischio secondo una visione più moderna di mitigazione. Si tratta, nel complesso, di numerose osservazioni, difficilmente risolvibili con una semplice risposta formale. Attendiamo fiduciosi di capire come intenderà procedere l’Autorità di Distretto per chiarire le perplessità avanzate e condividere gli elementi informativi necessari per un corretto utilizzo del Piano. Purtroppo, malgrado le sollecitazioni avanzate all’Autorità nel corso degli ultimi anni, è mancato del tutto il coinvolgimento del mondo professionale e di altri “portatori di interesse” nelle fasi di impostazione e di redazione del Piano (a differenza dell’esperienza pioneristica del 2001). Auspichiamo, in futuro, una maggiore apertura al confronto costruttivo da parte dell’Autorità, anche in vista degli aggiornamenti di altri Piani (frane ed erosione costiera), attesi ormai da troppo tempo".