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Torna l'Erasmus italiano, un'esperienza formativa che va oltre i confini regionali

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L'Università della Calabria rinnova il suo impegno nella promozione della mobilità studentesca aderendo anche quest’anno all'Erasmus italiano, il programma offre l’opportunità di svolgere un periodo di studio, che può variare da tre a sei mesi, presso un’università italiana diversa da quella di appartenenza. Gli studenti possono così arricchire il proprio percorso formativo attraverso l’acquisizione di crediti formativi universitari (Cfu), seguendo insegnamenti e sostenendo i relativi esami, nonché svolgendo attività di ricerca per la propria tesi. 

Strage di Capaci, Occhiuto: “Ricordo doveroso, ma serve impegno quotidiano contro le mafie”

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“Ricordare non basta. Abbiamo il dovere di impegnarci ogni giorno per la legalità”. Con queste parole Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, ha voluto commemorare oggi il 33° anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Nel suo messaggio, Occhiuto ha sottolineato come il ricordo di quel tragico 23 maggio 1992 non debba tradursi soltanto in celebrazioni simboliche, ma in un impegno concreto e quotidiano per costruire una società giusta e immune dal condizionamento mafioso. “Solo attraverso un’azione collettiva, continua e determinata – ha dichiarato – possiamo difendere i valori della legalità e liberare i nostri territori dal ricatto delle organizzazioni criminali”. Un appello che richiama alla responsabilità non solo delle istituzioni, ma di ogni cittadino.

Acconìa. Tutto pronto per la 28ª Festa della Fragola

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Prende ufficialmente il via oggi, con un convegno tecnico sul cambiamento climatico, la 28ª edizione della Festa della Fragola, in programma domani ad Acconia di Curinga. L’appuntamento, ormai storico per il territorio, è promosso dall’associazione “Giovani Insieme” e si conferma un momento di incontro tra tradizione agricola, innovazione e impegno sociale. Il convegno, dal titolo “Cambiamento climatico: l’importanza della nutrizione della pianta”, si svolgerà presso la sala conferenze dell’hotel Gullo e vedrà la partecipazione di agronomi e aziende specializzate nel settore agroalimentare. Obiettivo: fornire agli operatori strumenti aggiornati e scientificamente fondati per affrontare le sfide poste dai mutamenti climatici. «Il nostro intento è creare occasioni di confronto su tematiche cruciali per il comparto agricolo – spiega il presidente dell’associazione, Tommaso Galati –. Quest’anno ci concentreremo sulla nutrizione delle piante come leva strategica per una produzione più efficiente e sostenibile». La fragola, coltivata in oltre 100 ettari del territorio comunale, rappresenta un vero e proprio simbolo identitario per la comunità di Curinga, con una produzione annua che tocca le 20mila tonnellate e impiega circa 2.000 lavoratori. La festa, in programma domani sera a partire dalle 20:00, offrirà stand gastronomici, degustazioni, una ricca esposizione di dolci a base di fragole e l’entusiasmo di una comunità profondamente legata a questo frutto. Non manca l’aspetto solidale: l’intero ricavato della manifestazione sarà destinato a iniziative di utilità sociale. Un gesto che sottolinea ancora una volta il valore collettivo dell’evento. Soddisfazione anche da parte del sindaco Elia Pallaria, che ha evidenziato il ruolo centrale della festa nel valorizzare il territorio, coinvolgendo istituzioni scolastiche, imprese e cittadini in un grande progetto condiviso. «Come amministrazione – ha dichiarato – crediamo nella forza di questi eventi per promuovere sviluppo e senso di comunità». L’appuntamento, ormai punto di riferimento nel panorama calabrese, conferma Acconia come una delle capitali della fragola in Italia, capace di unire innovazione agricola, cultura e coesione sociale.

Strage di Capaci. Il coraggio e l’esempio di non eroi, Le riflessioni del dirigente scolastico Alberto Capria

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Ci sono commemorazioni che oltre a servire a non far dimenticare, riescono ad incidere nella pietra un ricordo che, allo stesso tempo, sollecita le nostre coscienze e ci indica la strada da seguire.  Sono quelle che costituiscono un momento essenziale per organizzare un quadro di riferimento stabile e condiviso, che oltrepassi saluti istituzionali e prolusioni, mostre e video celebrativi. Sono trascorsi trentatrè anni dalla strage di Capaci, in cui furono trucidati Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Montinaro, Dicillo e Schifani. A distanza di poco meno di due mesi - 57 giorni -  Paolo Borsellino e la sua scorta (Loi, Cosina, Catalano, Li Muli, Traina) vennero uccisi con le stesse modalità in Via D’Amelio. Definire disdicevole la superficialità degli apparati dello Stato - dopo l’eccidio di Capaci e dopo che lo stesso Borsellino aveva pubblicamente dichiarato che il tritolo per lui era arrivato -  è benevola locuzione. Quei terribili fatti non lasciano spazio a divisioni, conflitti, contrapposizioni politiche, culturali e sociali; lasciano un’eredità totalizzante che ci appartiene. Dopo il trauma di quei 57 giorni 23 maggio/19 luglio del 1992,  fu avviata una fase -  tardiva ma progressiva - di affrancamento dal silenzio e dall’indifferenza. Le storie “gemelle” di Falcone e Borsellino – dal quartiere di nascita al Liceo, dall’Università alle Procure, dalle invidie ai soprusi che incredibilmente dovettero subire fino alla loro uccisione -  hanno moltiplicato negli anni sentimenti di fierezza e condivisione per il coraggio e la grande dedizione dei due magistrati che, riprendendo una loro frase, hanno fatto fino in fondo il loro dovere. Il nostro compito, oltre a quello prioritario di tenere viva la scintilla del ricordo e non permettere che si spenga con il passare del tempo, è quello di diffondere quotidianamente un promemoria di educazione civica che divenga straordinaria occasione per segnare la distanza con il passato mafioso stragista e per disegnare orizzonti di senso nuovi, ma sempre ancorati allo stato di diritto. La risposta al crimine deve passare da un’ampia rete educativa,  che veda la Scuola in prima fila nella sua isstituzionale e strategica attività di “seminare” erba buona per toglere aria e terra alla “malapianta”, ancora prima e con più valore di compiti, test standardizzati, transizioni, verifiche ed altri inutili orpelli.  Le  mafie, prima di essere organizzazioni, sono mentalità sottesa alla società: è per questo che la lotta passa soprattutto dai banchi di scuola.  Solo così onoreremo le vittime delle stragi di mafia, compiendo fino in fondo il nostro dovere, costi quel che costi; “solo così – citando la parte finale della requisitoria di Giuseppe Ayala al Maxiprocesso di Palermo” – senza violenze e lotte il diritto vincerà sul delitto, la democrazia e la civiltà sulla barbarie”. 

 

Salone del Libro di Torino, la vibonese Edizioni Beroe e la Provincia di Cosenza celebrano i borghi Arbëreshe

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Presentato il romanzo Padrone e Sotto scritto da Salvatore Franco Al Salone del Libro di Torino, lo stand della Regione Calabria ha accolto le tradizioni Arbëreshë rievocate da Salvatore Franco nel suo romanzo "Padrone e Sotto - Il gioco della vita" edito da Edizioni Beroe.  L'incontro ha coinvolto diverse realtà calabresi e ha visto la partecipazione della Presidente della Provincia dì Cosenza Rosaria Succurro, di Sabrina Pugliese, Direttrice del Caudex Festival che ha messo in scena una rappresentazione teatrale del libro e dell'editore. Anche Torino e Tirana sono state rappresentate dalla moderatrice Simona Sorbara, Direttrice di testata di Radio Italia Uno Piemonte, e della Dott.ssa Diana Kastrati, Direttrice esecutiva del Centro Studi e Pubblicazioni sugli Arbereshet (QSPA). La presentazione ha focalizzato l'attenzione sull'importanza di valorizzare il patrimonio culturale linguistico e delle tradizioni calabresi e in particolare della comunità Arbëreshe. A conclusione degli interventi, l'autore Salvatore Franco ha eseguito alcuni brani di musica popolare trasportando il pubblico fra il Pollino e l'Albania. «La Calabria è uno scrigno nel quale - dichiara l'editore Renato Costa - convivono tante tradizioni che nutrono un forte desiderio di farsi conoscere. Il dovere di chi opera nella cultura è proprio quello di preservarne la loro memoria e soprattutto esportarle al di fuori delle aree dove sono collocate. È stato emozionante portare (forse per la prima volta) - prosegue Costa - le melodie Arbëreshë al Salone del Libro. Spero che con Padrone e Sotto, e il lavoro di tanti appassionati artisti, la lingua Arbëreshe e le altre minoranze che vivono in Calabria possano mantenere viva la loro memoria e sfruttare a proprio vantaggio il progresso tecnologico che sembra essere una minaccia per loro sopravvivenza.» «La passione e il talento mostrati da Salvatore Franco – dichiara la presidente Rosaria Sucurro – emozionano chi ha la fortuna di leggere questo romanzo. L'autore riesce a valorizzare la propria identità Arbëreshe descrivendo nei minimi particolari l'Arbëria cosentina, la provincia italiana che conserva il maggior numero di comuni Arbëreshe. L'utilizzo di parole scritte in lingua originale mantiene ancora viva la memoria di una lingua identitaria antica.»
 
 
 

Da nord a sud della Calabria per sfidare la disabilità ed i pregiudizi

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Un lungo itinerario in handbike elettrica, da nord a sud della Calabria, per sfidare non solo i limiti imposti dalla disabilità, ma anche i pregiudizi che ancora la circondano. Parte il primo giugno l’avventura di Salvatore Cristiano Misasi, giovane calabrese con tetraparesi spastica, che da anni è protagonista attivo della community B.Liver, animata dalla milanese Fondazione Bullone. L’iniziativa, sostenuta da Barilla in qualità di main partner, prende il nome evocativo di “Il Brigante in Handbike”: un omaggio alla storia e alla cultura calabrese, tra leggende di lupi e briganti, ma con lo sguardo rivolto a un futuro più inclusivo. Il viaggio durerà 12 giorni e coprirà 545 chilometri, da Laino Borgo fino a Reggio Calabria. Un itinerario impegnativo, che attraverserà quattro parchi naturali – Pollino, Sila, Serre e Aspromonte – affrontando un dislivello totale di oltre 20.000 metri tra salite e discese. Ma più che un’impresa sportiva, si tratta di un percorso simbolico e umano: un cammino che vuole dimostrare come la malattia non debba rappresentare un ostacolo definitivo, ma possa diventare occasione di crescita, forza interiore e trasformazione. Con questo progetto, Fondazione Bullone e Barilla ribadiscono il loro impegno per un mondo più equo e accessibile, dove la diversità è un valore da sostenere, non un limite da tollerare.