L'attualità del pensiero pedagogico di Don Milani a 100 anni dalla nascita

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Se non ci avesse lasciato prematuramente a 44 anni, Don Lorenzo Milani ne avrebbe compiuti 100 il prossimo 27 maggio. Il suo pensiero pedagogico riveste, oggi più che mai, valenza educativo – didattica ragguardevole. Credeva nel progetto di una scuola aperta ed inclusiva che “agganciando la conoscenza al progetto di vita di ciascuno” promuovesse lo sviluppo delle multiformi intelligenze – anticipando Howard Gardner - anche quelle dei soggetti culturalmente e socialmente svantaggiati, creando per ogni singolo individuo un percorso formativo che ne consentisse una crescita armonica. La sua straordinaria figura, realizzata nel luogo simbolo della scuola di Barbiana, ha sempre suscitato molte polemiche, sostituite post mortem da maldestri tentativi di “appropriazione culturale”. Don Milani è stato capace di cogliere le necessità più vere dei suoi allievi e la scelta di convertire l’esilio di Barbiana - che questo è stato - in una missione educativa, dà la misura della sua grandezza. La sua idea pedagogica è scolpita in alcune esternazioni quanto mai attuali: “La scuola Italiana ha un solo problema: i ragazzi che perde” ed ancora “Una scuola che manda via i ragazzi problematici, è come un ospedale che accoglie i sani e manda via i malati”. Sono il riassunto del suo cammino pedagogico ed esistenziale, morale e civile. Con questi presupposti, non è strano che abbia dedicato la vita a tirare su uomini capaci di vivere con consapevolezza il loro tempo, attrezzati a farlo non per stucchevoli ripetizioni di stantii riti scolastici - ancora oggi purtroppo presenti in molte aule - né per merito di cambi di denominazione ministeriali. La scuola intesa solo come “ascensore sociale” – come ha asserito qualcuno degli usurpatori della sua pedagogia - è fuorviante rispetto all’idea DonMilaniana di una scuola che contribuisce alla costruzione di una società, fatta di uomini capaci di relazione, che imparano a vivere appieno la loro vita: ed al diavolo voti, giudizi, transizioni digitali e competizioni. Una sfida non facile da cogliere a Barbiana e ancor di più oggi; con lo sfilacciamento sociale e la solitudine che accompagna i nostri ragazzi - neanche scalfibile da “transizioni e nuove competenze digitali”, con i Pierino e i Gianni sempre più numerosi e spesso stranieri extracomunitari - per i quali le belle dichiarazioni mai precedono l’effettivo riconoscimento di inalienabili diritti. Dal priore di Barbiana giunge il messaggio che solo la parità di opportunità formative e culturale dà dignità all'uomo: i diritti esistono per diritto e non per meritocrazia. Si dipana in tutta la sua modernità la scuola aperta, il programma condiviso dagli allievi, il metodo cooperativo, il rapporto educativo maestro-alunno, il legame tra compagni; altro che ... scuola competitiva! Un modo di intendere la scuola come bisogno primario dell’uomo, anticipazione di quanto espresso, 50 anni dopo, nelle Raccomandazioni del Parlamento e del Consiglio Europeo. La Lettera a una professoressa - in cui si denunciavano metodi didattici ostativi alla realizzazione dei ragazzi delle classi più povere – e l’I care sono legati insieme da un fil rouge che, se ripreso nei nostri giorni, porterebbe a un fare scuola con il cuore, ad orientare alla presa di coscienza civile e sociale, ad esaltare il valore dell’accoglienza per insegnare ad apprendere e a vivere con gli altri, che riconosca il diritto alla fragilità e che censuri qualunque atteggiamento dispotico e autoritario; una scuola che smetta – finalmente - di rincorrere esiti positivi in test standardizzati per poterli poi sbandierare in qualche conferenza stampa tenuta da illustri statistici, che metta nel pattume indifferenziato l’ossessione di prestazioni confindustriali! “La sua inquietudine non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che talvolta veniva negata. La sua era un'inquietudine spirituale alimentata dall'amore per Cristo e per il Vangelo, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un "ospedale da campo" per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati”. Sono le splendide parole, riferite a Don Lorenzo Milani, pronunciate da Papa Francesco: qualcuno le sussurri all’orecchio di ...Paola Mastrocola!