Riceviamo e pubblichiamo.
"Ciarlare di scuola, discutendone poco, è attività diffusa. Si chiede tutto ad essa, salvo disattendere riflessioni serie e modelli di sviluppo di ampio respiro ormai indifferibili. Riforme, nuovismo lessicale (eventi, avanguardie, educazioni, agende, transizioni e cambi di denominazione, uniti ad estemporaneità di molti interventi, fanno ripensare al dialogo fra Tancredi ed il principe di Salina: “Tutto deve cambiare affinchè tutto rimanga come prima”. Si è cambiato nome al Ministero 4 volte in 20 anni (MPI poi MIUR, MI, MIM); nello stesso lasso di tempo sono state varate 8 riforme; di recente stop al voto e via al giudizio, dopo poco tempo stop al giudizio e via al voto; la valutazione del comportamento fa media ad anni alterni; gli interventi sull’esame di (im)maturità sembrano un …obbligo contrattuale; si creano gruppi di inutili presunti esperti, ma per carità senza urtare i “fondamentalisti”. I risultati? Pressoché nessuno! Nella stucchevole comparazione con i colleghi europei, i nostri ragazzi arrancano si, ma da 23 anni; i metodi didattici – tranne eccezioni meritevoli – sono fermi agli anni 80; il merito è richiesto solo agli studenti; nelle nostre scuole gli ambienti di apprendimento (cioè spazi pensati, progettati e realizzati per la didattica) sono l’eccezionalità. Bene hanno fatto Giacomo Mandelli e Vittorio Venuti - “ Riformiamo la scuola - Guardando dalla parte dei bambini e dei ragazzi” Euroedizioni – ad evidenziare come tutti gli interventi legislativi sulla scuola siano stati imposti dall’alto, senza considerare l’impatto sui destinatari dei processi di educazione ed istruzione: i nostri allievi e le nostre allieve. Continuo a non comprendere perché programmazione PON e PNRR Istruzione, scelte strategiche, cambi di visioni, normativi e scelte nel campo scolastico, continuino ad essere fatte senza sentire il mondo della scuola: studenti, docenti, personale ata, dirigenti, genitori. Tralasciando le competenze di chi decide, mi chiedo quando finirà il tempo delle improvvisazioni e delle scelte fatte su base ideologica. La scuola di centro destra e quella di centro sinistra esiste solo nelle inutili dissertazioni parlamentari. C’è solo la Scuola Pubblica Italiana che deve conoscere di più e meglio necessità, bisogni, aspirazioni, inclinazioni dei nostri allievi; cogliendo e dando risposte alle loro quotidiane richieste di aiuto. E non lo farà con transizioni ecologiche e digitali, PNRR e avanguardie educative, prove Invalsi, Stem ed …Agende. Non con verifiche quotidiane, compiti in classe da raccogliere con fascette di “gentiliana” memoria (cognome, nome, data, classe), con i programmi che vanno assolutamente terminati, con interrogazioni e compiti per casa che devono occupare tutto il tempo extra scuola: altrimenti nessuna candidatura al Nobel. Nè con divieti, punizioni, ordine e disciplina. E Don Milani e Piaget, Bruner e Montessori, Gardner e Perrenoud? Bisogna ripartire dalla “centralità della persona” indicata nelle premesse delle Indicazioni Nazionali per il curricolo (almeno finchè non verranno sostitute da altre più in linea “con i tempi”). In esse si legge “Le finalità della scuola, che devono essere definite a partire dalla personalità che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale (…) si intrecciano con la definizione e la realizzazione di strategie didattico – educative che devono sempre tenere conto della singolarità e complessità di ogni persona”. Riusciremmo, anche con notevole fantasia, a trovare un nesso fra quanto riportato nel documento e le disposizioni legislative – recenti o datate - del sistema d’istruzione? C’è coerenza fra quanto riportato e le pratiche didattiche ancora in uso in molte Istituzioni scolastiche? La differenza la fanno le singole scuole, gli ottimi docenti capaci di in-segnare prendendosi cura dei loro allievi, accolti in un’autentica Comunità Educante; la differenza la faremo sempre noi e nessun altro. Nostre le difficoltà del percorso e la delizia della serenità dei nostri allievi.