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Le Consulte studentesche chiamate a redigere l’Agenda 2030 nella sezione Educazione ed Apprendimento

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Si è concluso l’incontro dei Presidenti regionali delle Consulte studentesche svoltosi a Roma presso la sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito al quale ha partecipato il Ministro Valditara che ha voluto annunciare personalmente le prestigiose iniziative che coinvolgeranno le Consulte prossimamente. Ancora una volta i Presidenti riuniti nella sala del Consiglio hanno potuto constatare e, quindi, veicolare le attestazioni di stima del Ministro nei confronti dell’organismo istituzionale di rappresenta che sta portando il sistema d’istruzione italiano al centro dell’attenzione mondiale quale modello d’eccellenza. Franca Falduto e Antonio Rizzo, rispettivamente Responsabile e Vice Presidente regionali per l’USR Calabria hanno partecipato con fierezza a questo importante consesso forti della continuità del percorso delle Consulte calabresi grazie all’attenzione dei vertici istituzionali, in primis il Direttore Generale Loredana Giannicola e la competente cura trentennale profusa con passione da Franca Falduto.

Il Coordinamento regionale dei Presidenti composto da: Marinella Daffinà, Antonio Rizzo, Hermes Praticò, Giuseppe Malena e Francesca Medaglia ha assunto l’impegno di coordinare il “compito per le vacanze” assegnato loro da Franca Falduto per conto della DGSIP del MIM, diretta da Francesca Carbone al fine di inserire la voce della Calabria nell'iniziativa “POST 2030 YOUTH EDUCATION AND TRAINING AGENDA” lanciata dall’UNESCO. Tale esercizio si colloca nell’ambito delle iniziative internazionali, nel contesto Nazioni Unite, utili a stilare un bilancio rispetto all’approssimarsi della scadenza dell’Agenda 2030 e ad avviare la riflessione per definire priorità, principi e opzioni di policy per il periodo successivo al 2030. La consultazione globale rivolta ai giovani si colloca nella prima fase del percorso e vedrà come suo output un documento dal titolo “Agenda giovanile sull’istruzione oltre il 2030”. Tale documento, insieme alle risultanze di un esercizio contemporaneo di previsione strategica, rappresenterà un primo contributo di discussione e di avvio di ulteriori consultazioni che coinvolgeranno governi e società civile, ed alimenterà il negoziato intergovernativo sulla futura Agenda di sviluppo delle Nazioni Unite. I contributi emersi dalla consultazione, che oggi già conta più di 20.000 partecipanti da 95 Paesi, saranno analizzati e consolidati dalla SDG 4 Youth & Student Network. Le prime risposte mostrano che i giovani vedono l'istruzione come strettamente collegata alla qualità della vita e alla costruzione di una società più equa e inclusiva, emergono richieste di eliminare le barriere che limitano l'accesso all'istruzione, soprattutto per i gruppi più vulnerabili. Le priorità principali riguardano la pace, la sostenibilità ambientale, il benessere mentale e lo sviluppo di competenze utili alla vita.                          Tecnologia, strumenti digitali e intelligenza artificiale sono considerati risorse fondamentali per l'apprendimento, soprattutto nei contesti svantaggiati, purché siano utilizzati in modo etico, accessibile e regolamentato. Si tratta, quindi, di un passo importante verso quella cittadinanza attiva finalizzata a far emergere sempre più una forte volontà di contribuire ai processi decisionali attraverso una partecipazione formale alla definizione delle politiche educative.

Social e minori. Il dirigente scolastico Capria: "vietare senza educare non serve"

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Nelle ultime settimane sull’accesso dei minori alla rete - ed ai social network in particolare - molte nazioni hanno preso decisioni restrittive; Francia divieto per gli under 15, Spagna under 16, idem il Regno Unito mentre altri governi stanno valutando misure analoghe. Al di là delle poche differenze tra i singoli provvedimenti/divieti, l’accesso ai social non è più considerato una questione privata o famigliare, ma un tema che attiene alla tutela dei minori, alla salute pubblica, all’educazione. Il cuore della questione, a mio avviso, non è solo quello di fissare un’età, decisione parzialmente comprensibile; un divieto, infatti, ritarda l’accesso ai social senza costruire le competenze necessarie per abitare e vivere appieno il mondo digitale. Non è cosa avviene “durante” la navigazione in rete che è strategico, ma ciò che viene “prima e dopo” a fare la differenza: ruolo di famiglie e scuola, responsabilità delle piattaforme, capacità delle istituzioni di accompagnare una trasformazione digitale che attiene al mondo intero ed alla quale - ça va sans dire - non ci si può opporre in alcun modo. Il rapporto tra minori e tecnologie digitali è un fenomeno complesso, nel quale si intrecciano fragilità individuali e relazionali, attenzioni e dinamiche familiari interfacciate con piattaforme progettate per catturare e prolungare l’attenzione degli utenti. Ecco perché i divieti sono riduttivi; sono, come dice Matteo Lancini, la scelta che serve a noi adulti per …lavarci la coscienza. Nel rapporto tra bambini e dispositivi digitali, la Società Italiana di Pediatria è stata chiara: niente schermi sotto i due anni, uso limitato tra i due e i cinque, stop durante pasti e prima di dormire, accesso a Internet accompagnato da un adulto possibilmente capace, perchè l’educazione digitale riguarda innanzitutto gli adulti. Sono loro a decidere quando consegnare il primo smartphone e, soprattutto, quali esempi offrire. E l’esempio di noi adulti nel caso di specie, difficilmente sarebbe stato seguito dall’Emile di Rousseau! Il tema è ancora più urgente se guardiamo alla violenza negli ambienti digitali. In Italia i dati ISTAT mostrano che il 21% degli 11-19enni subisce con frequenza almeno mensile episodi offensivi, aggressivi o di esclusione. Il vero problema dunque non è a quale età si possa aprire un profilo social ma quale ambiente digitale vogliamo costruire per le nuove generazioni; proteggere – che non è vietare – presuppone ben altro: significa chiedere alle piattaforme una responsabilità proporzionata al potere che esercitano sulla vita di milioni di ragazze e ragazzi, significa creare pari opportunità di intervento e significa soprattutto educare. Per intanto ci si accontenta, sbagliando, del divieto; plaudiamo alla “tolleranza zero” – slogan da campagna elettorale buono per gli utili idioti; ma cosa accadrà quando i ragazzi, prima o poi, entreranno nel mondo digitale? Saranno più maturi solo perché avranno quindici anni anziché quattordici? Sedici e non tredici? Suvvia, siamo seri! Il dibattito dovrebbe oltrepassare la contrapposizione tra favorevoli e contrari ai divieti; dovrebbe ignorare tifo da stadio e scontri fra sciocchi hooligans. Un dibattito serio – non ulteriormente differibile - presuppone tempi distesi, toni pacati, riflessione. La questione centrale non riguarda soltanto l’età in cui un ragazzo può aprire un profilo, ma il tipo di cittadino digitale che vogliamo formare. I limiti anagrafici dovranno accompagnarsi a un investimento deciso nell’educazione digitale, nella formazione degli insegnanti, nel coinvolgimento di scuola e famiglie, nella creazione di spazi di partecipazione diffusi, in un diverso e più ampio modo di abitare i luoghi: fisici e digitali. Il problema non è crescere con i social network, ma farlo senza gli attrezzi culturali necessari per comprenderli, cioè senza “educazione”. Il problema è educare al digitale non sequestrare i telefonini. Educare i ragazzi non è sorvegliare, né vietare; è renderli capaci di stare nel mondo, anche quello onlife, con padronanza, autonomia, responsabilità, pensiero critico, attenzione. Dato che l’universo social è pericoloso, insidioso e complesso possiamo anche rinunciare ad educare: ma non chiamiamoci più … adulti!

Archeologia Salvata. Dal saccheggio alla memoria. In arrivo il nuovo volume edito da Libritalia Edizioni

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Sarà presto disponibile al pubblico Archeologia Salvata. Dal saccheggio alla memoria, il nuovo volume curato da Michele Mazza e Maria D’Andrea, pubblicato da Libritalia edizioni. Un’opera dedicata alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico recuperato dai traffici illeciti, dai sequestri e dalle restituzioni, che racconta il lungo percorso attraverso il quale reperti sottratti illegalmente tornano a essere patrimonio della collettività. Il volume accompagna il lettore in un itinerario che restituisce ai reperti la loro storia completa. Ogni oggetto racconta infatti una doppia biografia: quella antica, legata al contesto in cui fu realizzato e utilizzato, e quella contemporanea, segnata dagli scavi clandestini, dalla dispersione nel mercato illecito delle antichità, dalle indagini che ne hanno permesso il recupero e dal ritorno al patrimonio pubblico. Attraverso un ricco apparato fotografico, documentazione d’archivio e approfondimenti scientifici, Archeologia Salvata mostra come il valore di un reperto non risieda soltanto nella sua qualità artistica, ma soprattutto nelle informazioni che conserva sul luogo da cui proviene. Quando un sito archeologico viene depredato, non viene sottratto soltanto un oggetto: si perde una parte della memoria storica che consente di comprendere il passato e di ricostruirne il contesto. Particolarmente significativa è la scelta di documentare anche lo stato in cui alcuni reperti sono stati recuperati durante i sequestri, conservando sulle superfici la terra di giacitura. Quella terra diventa una testimonianza concreta della violenza esercitata sul contesto archeologico e, al tempo stesso, il simbolo del percorso di recupero che restituisce agli oggetti il loro significato storico, culturale e scientifico. L’opera racconta il lavoro svolto da archeologi, funzionari della tutela, forze dell’ordine e istituzioni impegnati nella difesa del patrimonio culturale, ricostruendo le vicende dei reperti recuperati e il complesso processo che conduce dalla sottrazione illegale alla restituzione. Ne emerge una riflessione sul valore della legalità e sull’importanza della tutela come strumento di conoscenza e di salvaguardia della memoria collettiva. Con un linguaggio accessibile e al tempo stesso rigoroso, Archeologia Salvata. Dal saccheggio alla memoria si rivolge a studiosi, appassionati e lettori interessati alla storia, all’archeologia e alla tutela dei beni culturali, offrendo uno sguardo approfondito su uno dei temi più attuali della ricerca e della conservazione del patrimonio. Il volume sarà prossimamente disponibile al pubblico e rappresenta un contributo editoriale di grande valore per comprendere come ogni reperto recuperato non sia soltanto un oggetto restituito, ma una parte della storia che torna a essere patrimonio di tutti, la mostra temporanea inaugurata il 24 luglio 2026 presso il Museo Nazionale Capialbi di Vibo Valentia sarà fruibile al pubblico.

Dalla Calabria al podcast nazionale: Gabry Sangineto protagonista di “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo” insieme a Provenzano e Gary Caos

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Un nuovo progetto dedicato al mondo della musica elettronica porta ancora una volta la firma di un professionista calabrese. Gabry Sangineto, DJ, produttore e comunicatore originario della Calabria, è tra i protagonisti di “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo”, il nuovo podcast che ogni giovedì alle ore 18:00riunisce tre nomi di primo piano della scena dance italiana: Provenzano, Gary Caos e lo stesso Sangineto. Il podcast nasce con l’obiettivo di raccontare, senza filtri, il mondo della musica da DJ e tutto ciò che ruota attorno alla cultura del clubbing. Ogni puntata affronta temi di attualità come l’evoluzione della figura del DJ, la produzione musicale, il mercato discografico, i festival, le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, il ruolo dei social media e le trasformazioni che stanno cambiando il settore. Ad arricchire il format sono tre personalità molto diverse tra loro. Provenzano, storica voce della radio dance italiana, interpreta “Il Buono”, forte della sua esperienza e del ruolo che ha avuto nella diffusione della musica dance nel nostro Paese. Gary Caos, DJ e produttore conosciuto anche a livello internazionale, veste i panni de “Il Brutto”, portando nel dibattito uno sguardo diretto, innovativo e spesso fuori dagli schemi. A rappresentare “Il Cattivo” è invece Gabry Sangineto, che con domande provocatorie, riflessioni e confronti senza sconti alimenta il dibattito tra gli ospiti e accompagna il pubblico alla scoperta del dietro le quinte dell’universo dance. Per Sangineto si tratta di un nuovo tassello in un percorso costruito con passione e determinazione, che negli anni lo ha portato a collaborare con numerosi professionisti del settore musicale, mantenendo sempre un forte legame con la propria terra d’origine. La sua presenza in un progetto di respiro nazionale rappresenta anche un motivo di orgoglio per la Calabria, sempre più presente attraverso i suoi talenti nei principali contesti della musica e della comunicazione. «La Calabria mi ha insegnato il valore della determinazione e dell’autenticità. Portare le mie radici in un progetto come questo è motivo di grande soddisfazione. Il podcast nasce dalla voglia di confrontarci liberamente, condividere esperienze e raccontare il nostro mondo senza filtri, con passione e competenza», afferma Gabry Sangineto. “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo” va in onda ogni giovedì alle ore 18:00 sui profili social ufficiali di Gabry Sangineto, Provenzano e Gary Caos, proponendosi come un nuovo punto di riferimento per DJ, produttori, operatori del settore e appassionati di musica elettronica. Un progetto che unisce esperienza, intrattenimento e approfondimento, portando anche un po’ di Calabria al centro del dibattito nazionale sulla musica dance.

La Calabria sale sul podio del Contest nazionale “Giovani Ambasciatori della Cultura Locale” grazie a Fondazione Valentia ETS.

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Nel corso della cerimonia di premiazione, ospitata nella Sala Tevere della Regione Lazio, il presidente della Fondazione, Anthony Lo Bianco, ha ritirato la targa assegnata a “Passaporto Vivo d’Italia”, classificatosi al terzo posto tra i progetti selezionati a livello nazionale. Promosso dal Consiglio Nazionale dei Giovani, il Contest nasce per sostenere le idee delle nuove generazioni e valorizzare progetti capaci di raccontare il patrimonio culturale, paesaggistico e identitario dei territori italiani. La proposta elaborata da Fondazione Valentia mette al centro la provincia di Vibo Valentia e affida ai giovani il compito di riscoprirne e raccontarne borghi, tradizioni, storie, paesaggi ed eccellenze. Il percorso pilota coinvolge i territori di Zungri, Spilinga, Ricadi, Pizzo, Zambrone, Filandari e Vibo Valentia. Attraverso missioni culturali, contenuti multimediali, QR code e strumenti digitali, ragazze e ragazzi potranno vivere il territorio in maniera partecipata, diventando ambasciatori delle proprie comunità. «Questo riconoscimento ci riempie di orgoglio perché porta all’attenzione nazionale il volto più autentico e positivo della provincia di Vibo Valentia – dichiara Anthony Lo Bianco, presidente di Fondazione Valentia –. Una terra ricca di storia e bellezza, ma soprattutto di giovani capaci, creativi e pieni di talento, ai quali dobbiamo offrire fiducia e occasioni concrete per esprimere il proprio valore». «Con questo progetto vogliamo renderli protagonisti, non semplici destinatari delle iniziative. Saranno loro a custodire le nostre radici, raccontare le eccellenze locali e contribuire a costruire una nuova visione del territorio. Portare a Roma un pezzo della nostra Calabria e vederne riconosciuto il valore è stata un’emozione che difficilmente dimenticherò». Alla cerimonia ha preso parte anche l’assessore alla Cultura, alle Pari opportunità, alle Politiche giovanili, alla Famiglia e al Servizio civile della Regione Lazio, Simona Renata Baldassarre, che ha consegnato le targhe ai progetti selezionati, sottolineando il ruolo delle istituzioni nel sostenere le idee e la partecipazione delle nuove generazioni. Il terzo posto nazionale rappresenta per Fondazione Valentia un ulteriore riconoscimento del lavoro portato avanti nel campo delle politiche giovanili, della cultura e della valorizzazione territoriale, nonché un nuovo punto di partenza per trasformare le idee dei giovani in opportunità concrete per la Calabria.

Significativa operazione di controllo ambientale marino, sequestrata area demaniale marittima di circa 26.000 mq

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In data 7 e 8 luglio è stata svolta, a seguito delle direttive promananti dalla Procura  della Repubblica di Lamezia Terme, guidata dal neo-Procuratore della  Repubblica, Dott. Elio Romano, una significativa operazione di controllo  ambientale marino, al fine di verificare la regolarità da parte delle ditte interessate  in materia di gestione degli scarichi, dei rifiuti e occupazione di suolo demaniale  marittimo lungo il litorale ricadente nella giurisdizione di competenza.   L’attività, nello specifico, ha visto impegnati i militari del gruppo interforze ad hoc costituito dalla Procura di Lamezia Terme, appartenenti alla Guardia Costiera di  Vibo Valentia e di Pizzo, al Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di  Finanza di Vibo Valentia, al Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme  e al Gruppo Carabinieri Forestale di Catanzaro, con il supporto tecnico/  scientifico dell’Arpacal di Catanzaro.  I militari, durante i controlli ambientali effettuati in un’azienda agricola operante  nell’agro del Comune di Lamezia Terme, hanno riscontrato che parte delle  coltivazioni dell’azienda insistevano su un’area demaniale marittima a ridosso  della battigia. All’esito degli accertamenti, estesi anche presso gli uffici del Comune di Lamezia  Terme, al fine di impedire la continuazione della condotta illecita, veniva posta  sotto sequestro preventivo d’urgenza da parte della PG della Task Force  Ambientale, un’area demaniale marittima di circa 26.000 mq, occupata sine  titulo e adibita a coltivazione di cipolla, perimetrata e delimitata da siepi di oleandri e da una recinzione realizzata con paletti in legno e rete metallica, impianti di protezione per culture, costituiti da strutture in ferro del tipo tunnel  con copertura in plastica e impianto irriguo, costituito da un sistema di tubazioni,  raccordi ed erogatori. Il sequestro in questione è stato convalidato, su richiesta della Procura di Lamezia  Terme, dal GIP in sede, in data 14 luglio 2026. Al titolare dell’azienda agricola sono state contestate le ipotesi di reato di  occupazione abusiva di area demaniale marittima e violazione della normativa  paesaggistica poiché l’area demaniale marittima occupata abusivamente è  sottoposta a vincoli tutori ed inibitori. Si precisa che, per il principio della presunzione d’innocenza, la colpevolezza  delle persone sottoposte ad indagini in relazione alle vicende di cui sopra, sarà  definitivamente accertata, nel contraddittorio tra le parti , solo ove intervenga  sentenza irrevocabile di condanna.