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Arrestato il presunto responsabile dell’incendio che ha devastato il Sunset Beach Club di Palmi.

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È stato arrestato il presunto responsabile dell’incendio che l’8 marzo ha devastato il Sunset Beach Club di Palmi, uno dei locali più frequentati della Tonnara. L’uomo, residente a Taureana di Palmi e già noto alle forze dell’ordine, sarebbe stato individuato al termine di indagini serrate avviate subito dopo il rogo. Secondo gli investigatori, avrebbe appiccato il fuoco per ritorsione dopo un acceso diverbio con i gestori della struttura. L’incendio che ha distrutto il Sunset Beach Club di Palmi era divampato l’8 marzo, mentre all’interno del locale si trovavano circa duecento persone riunite per celebrare la Giornata internazionale della donna. Le fiamme si erano propagate in pochi istanti, trasformando una serata di festa in momenti di forte paura. Solo la rapidità dei proprietari e del personale aveva permesso di evacuare tutti i presenti, evitando feriti. Il locale, uno dei punti di riferimento della Tonnara, era andato completamente distrutto, suscitando profondo sgomento nella comunità. Già nelle ore successive al rogo erano state avviate raccolte fondi spontanee per sostenere i titolari, un gesto che aveva mostrato la vicinanza della città a una delle strutture più amate del litorale.

Melito Porto Salvo. Maxi furto di farmaci oncologici e salvavita all’Ospedale “Tiberio Evoli”

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La Procura della Repubblica di Reggio Calabria, guidata dal Procuratore Giuseppe Borrelli, ha diffuso   i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di quattro persone ritenute coinvolte in un maxi furto di farmaci oncologici e salvavita all’Ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo. L’attività è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura reggina. I quattro arrestati, originari di Napoli e provincia, sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Reggio Calabria. Sono ritenuti – in ipotesi accusatoria e nel rispetto della presunzione di innocenza – responsabili, a vario titolo, del furto aggravato di farmaci oncologici, chemioterapici e biologici ad altissimo costo, per un valore complessivo stimato in oltre 1,2 milioni di euro.

L’indagine, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo tra aprile 2024 e febbraio 2025, è nata dopo una serie di furti avvenuti nella farmacia ospedaliera nei mesi di aprile, maggio e luglio 2024. Le investigazioni sono state sviluppate attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza, intercettazioni telefoniche e l’esame di una vasta mole di dati di traffico, consentendo di individuare i presunti responsabili. Secondo quanto ricostruito, il gruppo farebbe parte di una rete criminale con base logistica a Napoli, specializzata in furti ai danni delle farmacie ospedaliere su tutto il territorio nazionale, in particolare quelle autorizzate alla detenzione di farmaci antitumorali e biologici destinati a terapie salvavita. Il modus operandi prevedeva sopralluoghi preliminari, studio degli accessi, utilizzo di veicoli a noleggio e utenze telefoniche dedicate, spesso intestate fittiziamente a cittadini extracomunitari.

L’attività investigativa ha inoltre rappresentato il punto di partenza per ulteriori indagini svolte in coordinamento con le Procure di Napoli e Benevento, che hanno portato all’emissione di altri provvedimenti restrittivi per reati analoghi. Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Reazioni istituzionali

A seguito della diffusione dei dettagli dell’operazione da parte della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, sono arrivate le prime reazioni delle istituzioni regionali e metropolitane. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha scritto su X: «Rubare farmaci oncologici destinati ai malati di cancro è un gesto ignobile. È vergognoso quanto accaduto all’ospedale Tiberio Evoli di Melito Porto Salvo. Ringrazio l’Arma dei Carabinieri e la Procura di Reggio Calabria per aver smantellato questa banda di criminali senza scrupoli».

Anche il sindaco metropolitano facente funzioni di Reggio Calabria, Carmelo Versace, ha espresso il proprio apprezzamento per l’operazione: «Un ringraziamento all’Arma dei Carabinieri e alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per aver individuato e arrestato gli autori del furto alla farmacia dell’Ospedale Tiberio Evoli di Melito Porto Salvo. Sottrarre farmaci vitali quali quelli oncologici, molto costosi e destinati ai malati di cancro, è un atto gravissimo che priva chi è in forte difficoltà della possibilità di curarsi nel migliore dei modi e vicino casa».

A intervenire sulla vicenda è la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Daniela Iiriti che esprime forte preoccupazione per quanto accaduto e, allo stesso tempo, ribadisce la necessità di continuare con determinazione il percorso di valorizzazione dell’ospedale.
«Siamo di fronte a un atto vile – afferma la consigliera – che colpisce farmaci destinati a pazienti fragili e a terapie delicate come quelle oncologiche. Un gesto che ferisce non soltanto chi combatte ogni giorno contro la malattia, ma anche un territorio che sta portando avanti con grande impegno la battaglia per il rilancio dell’ospedale di Melito Porto Salvo».
Per Iiriti, quanto accaduto deve rafforzare la consapevolezza di quanto sia strategico il presidio sanitario dell’area jonica reggina. 
«Il Tiberio Evoli è stato per anni un fiore all’occhiello della sanità del territorio e continua, nonostante le difficoltà, a garantire servizi fondamentali ai cittadini. È una struttura che va sostenuta e rilanciata, perché rappresenta un punto di riferimento essenziale per una vasta area che altrimenti sarebbe costretta a rivolgersi a presidi ospedalieri molto distanti».
La consigliera di FdI sottolinea in particolare il valore di alcune realtà sanitarie che, all’interno dell’ospedale, continuano a distinguersi per qualità e dedizione. 
«Penso, ad esempio, al reparto di oncologia guidato dal dottore Iaria, responsabile dell'Unità Operativa e Terapia Antiblastica, che rappresenta una vera garanzia per tanti pazienti. Da più parti mi viene segnalato come questo servizio, pur tra le difficoltà che conosciamo, riesca a funzionare molto bene e a offrire assistenza e professionalità a chi affronta percorsi terapeutici complessi».
Iiriti esprime inoltre fiducia nel lavoro degli investigatori.  «Rivolgo un plauso alle forze dell’ordine per l’impegno con cui stanno operando per fare piena luce su quanto accaduto».
Infine, la consigliera ribadisce l’impegno politico per il futuro della struttura. 
«Continueremo a portare avanti tutte le iniziative necessarie affinché l’ospedale di Melito Porto Salvo possa tornare a essere pienamente valorizzato. Il territorio ha diritto a una sanità vicina, efficiente e capace di dare risposte concrete ai cittadini. Difendere e far crescere il “Tiberio Evoli” significa difendere il diritto alla salute di un’intera comunità».
 
 
 
 

 

Dalla Calabria alla scena dance internazionale: Gabry Sangineto e Jame Starck realizzano il remix di “I Can’t Wait”

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Dalla Calabria alla scena dance internazionale: Gabry Sangineto e Jame Starck realizzano il remix di “I Can’t Wait” e ricevono l’approvazione diretta della leggenda della house Bob Sinclar. Dalla splendida Belvedere Marittimo, sulla costa tirrenica della Calabria, alla scena dance internazionale. È la storia di Gabry Sangineto, producer calabrese che, insieme al suo amico fraterno Jame Starck, dj e produttore napoletano, sta vivendo un momento straordinario nel panorama della musica elettronica. I due artisti hanno infatti realizzato un remix esclusivo di “I Can’t Wait”, il brano firmato dal leggendario DJ e produttore francese Bob Sinclar insieme alla superstar internazionale Kiesza. Un progetto nato dalla passione per la musica elettronica e dalla volontà di reinterpretare una traccia già iconica, arricchendola con una nuova identità sonora: groove più marcato, energia disco ancora più coinvolgente e un’atmosfera pensata per accendere i dancefloor. Per Gabry Sangineto, artista originario proprio di Belvedere Marittimo, questo traguardo rappresenta anche un motivo di orgoglio per la sua terra. Un percorso musicale che parte dalla Calabria e arriva a dialogare con alcuni dei nomi più importanti della scena house mondiale, dimostrando come talento, passione e visione possano superare qualsiasi confine geografico. Ma la vera notizia è arrivata pochi giorni dopo la realizzazione del remix. Dopo aver ascoltato la nuova versione, Bob Sinclar in persona ha inviato un messaggio diretto ai due artisti italiani: “Sexy disco vibe. Potete condividerlo con la vostra community. Grazie mille ”. Un riconoscimento importante da parte di uno dei protagonisti assoluti della musica house mondiale, autore di hit senza tempo e simbolo della cultura clubbing internazionale. Per Gabry Sangineto e Jame Starck, entrambi artisti con un background creativo radicato nella scena house/elettronica e una forte identità musicale, questo momento rappresenta molto più di un semplice remix: è la conferma del valore del loro percorso artistico e della loro visione sonora, capace di dialogare con i grandi nomi della musica globale. Il loro stile, che fonde energia house, influenze disco e sensibilità moderna da club, ha dato vita a una reinterpretazione che mantiene l’anima del brano originale ma la proietta in una dimensione ancora più intensa e magnetica. Sapere che questa visione è stata apprezzata direttamente da Bob Sinclar rende l’esperienza ancora più straordinaria. Oggi Gabry Sangineto, con le sue radici calabresi ben presenti nel suo percorso umano e artistico, e Jame Starck condividono con il pubblico un’anteprima di questo remix, pronti a far ballare la loro community e ad anticipare nuove sorprese in arrivo.

Lamezia Terme. Operazione "Pullo", 21 indagati per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti

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La Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 21 soggetti, allo stato indagati, nell’ambito dell’operazione “Pullo”, ritenuti – in ipotesi accusatoria e nel rispetto della presunzione di innocenza – coinvolti in attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e nella detenzione di armi e munizionamento. L’attività investigativa, condotta nel 2021 dalla Sezione Investigativa del Commissariato di Lamezia Terme, è stata sviluppata attraverso intercettazioni, pedinamenti, sequestri di eroina, cocaina, hashish e marijuana, e numerosi riscontri sul territorio. Le indagini hanno permesso di individuare i canali di approvvigionamento e distribuzione della droga, operanti in un contesto criminale complesso e radicato. Secondo quanto ricostruito, la rete avrebbe avuto il proprio epicentro nella zona di Sant’Eufemia, con ramificazioni nei quartieri di Nicastro e Sambiase, e nei comuni di Falerna, Gizzeria, Curinga e Nocera Terinese. Documentato anche l’uso di terreni agricoli in località Pullo come base logistica per l’occultamento dello stupefacente tramite interramento in contenitori. Nel corso delle attività sono stati sequestrati circa 1 kg di marijuana, 100 grammi di eroina, 9 grammi di hashish, oltre a una piantagione di marijuana rinvenuta nel 2021 in località Caria. Ad alcuni indagati è stata contestata l’aggravante dell’ingente quantitativo prevista dall’art. 80 del DPR 309/1990. Parallelamente, nella giornata di ieri, ulteriori perquisizioni delegate dalla Procura hanno portato all’arresto in flagranza di uno degli indagati e al deferimento di altri per detenzione di stupefacenti. L’operazione, che segue altre due recenti inchieste concluse con avvisi di conclusione indagini, conferma l’attenzione della Polizia di Stato e della Procura lametina verso il fenomeno del traffico di droga, che continua a generare affari di rilevante impatto economico sul territorio.

Scuola, la pedagogista Renzo: Riordinare la classe è educazione alla responsabilità. Sostegno alla proposta Valditara

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Rimettere in ordine l’aula prima di uscire non è una questione di pulizia ma di educazione. Imparare a sistemare il banco, a riporre i materiali utilizzati durante le attività e a lasciare l’ambiente scolastico nelle stesse condizioni in cui lo si è trovato rappresenta uno dei primi esercizi concreti di responsabilità civica. Un gesto apparentemente semplice che contribuisce a sviluppare nei bambini il rispetto per lo spazio condiviso, per chi lo utilizzerà dopo e per chi quotidianamente se ne prende cura.

RIMETTERE A POSTO SPAZI SCOLASTICI È UN ATTO DI CIVILTÀ

Lo dice la pedagogista da oltre vent’anni sul campo della formazione della prima infanzia, Teresa Pia Renzo, commentando con favore l’iniziativa del Governo che trova attuazione nella nota del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara con l’invito alle scuole italiane a promuovere tra gli studenti comportamenti responsabili nella cura e nel decoro degli ambienti scolastici. Si tratta - dice - di un principio che sta alla base dell’educazione civica e pertanto ha un altissimo valore pedagogico.

RENZO: IL RIORDINO È UNA PALESTRA DI RESPONSABILITÀ

Secondo la pedagogista, infatti, la proposta del Ministero intercetta un principio educativo fondamentale: l’ordine non è solo una questione organizzativa ma un passaggio formativo nella crescita dei bambini. Rimettere in ordine ciò che si è utilizzato – spiega – significa riconoscere che lo spazio in cui si vive e si studia è un bene condiviso. Quando un bambino impara a farlo, sviluppa senso di responsabilità, rispetto per l’ambiente e attenzione verso gli altri.

UN PRINCIPIO EDUCATIVO CHE PARTE DAI PIÙ PICCOLI

L’educazione alla cura degli spazi dovrebbe iniziare già nei primi anni di scuola. Nella scuola dell’infanzia, infatti, i bambini iniziano a comprendere cosa significa condividere ambienti, materiali e regole con i propri compagni. Riordinare ciò che si è utilizzato durante un’attività, rimettere al proprio posto gli oggetti o sistemare la sedia sotto il tavolo diventano gesti educativi che aiutano a sviluppare autonomia e consapevolezza. Ecco perché - aggiunge - nelle nostre scuole quanto oggi previsto dalla circolare ministeriale rappresenta da anni già una realtà di buona educazione.

IL RISPETTO DELL’AMBIENTE COME FORMA DI RISPETTO PER GLI ALTRI

Lasciare un’aula in ordine significa anche rispettare chi verrà dopo e chi lavora quotidianamente nella scuola per garantire ambienti puliti e funzionali. Questi comportamenti  -precisa ancora la pedagogista - contribuiscono a costruire nei bambini una cultura della responsabilità che troppo spesso oggi viene delegata agli adulti.

CONTRO LA CULTURA DEL QUALCUNO LO FARÀ AL POSTO MIO

Negli ultimi anni – osserva – si è diffusa la tendenza degli adulti a sostituirsi ai ragazzi anche nelle azioni più semplici. Un atteggiamento che nasce dal desiderio di aiutare ma che rischia di impedire ai bambini di sviluppare autonomia e capacità di autogestione. Lasciare che i bambini imparino a prendersi cura degli spazi in cui vivono significa invece accompagnarli verso una crescita più consapevole.

LA SCUOLA COME PRIMA PALESTRA DI CITTADINANZA

Per Teresa Pia Renzo, insomma, la scuola non è soltanto il luogo dell’apprendimento didattico, ma il primo contesto in cui si costruisce il senso civico. Imparare a lasciare in ordine l’ambiente in cui si è stati – conclude – significa imparare a rispettare se stessi, gli altri e il bene comune. Un piccolo gesto quotidiano che diventa una grande lezione di cittadinanza.

 

"Fuochi di Speranza": il cinema entra nelle carceri e si trasforma in strumento di dialogo e rinascita

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Portare il cinema dove raramente arriva, trasformandolo in un ponte tra storie, esperienze e possibilità di futuro. Con questo obiettivo l’associazione culturale crotonese E io ci sto ha realizzato “Fuochi di Speranza – Storie di Rinascita attraverso il Cinema”, un progetto - finanziato dal MiC e SIAE all'interno del bando SIAE "Per Chi Crea" - che ha portato il documentario Lux Santa del regista Matteo Russo all’interno di sei istituti penitenziari italiani (tre case circondariali e tre istituti minorili). Il tour, partito nell'ottobre 2025 da Catanzaro e proseguito a Bari e in altre città, ha previsto la proiezione del film seguita da un confronto diretto tra i detenuti e il regista. Un percorso ideato non solo come momento culturale, ma come vero e proprio spazio di introspezione su temi nevralgici come la marginalità sociale, la libertà e il riscatto personale. Al centro degli incontri c’è stato Lux Santa, girato nel quartiere Fondo Gesù di Crotone. Il documentario racconta la vita di alcuni giovani cresciuti in un contesto complesso, segnato da assenze familiari, mentre preparano il tradizionale falò di Santa Lucia. Le storie dei protagonisti – ragazzi costretti a crescere troppo in fretta, spesso con padri assenti o a loro volta detenuti – hanno trovato una profonda eco nelle esperienze personali dei carcerati. Grande attenzione è stata dedicata in particolare ai giovani detenuti degli istituti minorili, pubblico privilegiato del progetto, che si sono riconosciuti nei ragazzi di periferia raccontati nel film. Durante i dibattiti, il falò è emerso come il simbolo centrale dell'intero progetto: un’immagine potente di materiali di scarto che si trasformano in luce, metafora tangibile di come, anche nei momenti più difficili, sia possibile ricostruire la propria strada. Un risultato reso possibile non solo dalla forza del cinema del reale, ma anche dall'ecosistema umano delle strutture coinvolte. Il progetto, infatti, ha messo fortemente in evidenza la passione, l'umanità e la dedizione profusa quotidianamente dalle persone che operano all'interno delle strutture carcerarie, il cui supporto è stato fondamentale per trasformare le proiezioni in autentici momenti di ascolto e consapevolezza. “Fuochi di Speranza” si conferma uno dei progetti più significativi di E io ci sto, realtà da sempre impegnata nell'usare il cinema documentario per generare impatto sociale. Uscendo dalle sale tradizionali per raggiungere luoghi spesso invisibili, l'associazione ha dimostrato che anche nei contesti più complessi è possibile accendere una scintilla di cambiamento.